Migranti, il piano del Pd: permessi più facili, hotel per i profughi e via libera alle Ong

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Dopo la sanatoria degli immigrati – incredibile corvée concessa dal governo in piena pandemia per tenere buoni i bollori di Italia Viva -, dopo la pezzetta peggiore del buco chiamato decreto porti chiusi (con gli sbarchi aumentati del 300%), è arrivato il turno del “piatto forte”: l’abolizione, de facto, dei decreti sicurezza. Il bollino identitario e performante di Matteo Salvini nella stagione gialloverde. La richiesta, si sa, è da “programma” Pd-5 Stelle. La notizia è l’accelerazione sul dossier: imposta dal Pd e dal capodelegazione Dario Franceschini in particolare – come raccontano i retroscena -, è tutta da addebitare alla grandeur di Giuseppe Conte che si è intestardito a ballare da solo, convocando senza mediazioni con i dem gli Stati generali. Il risultato? Un incubo. L’intenzione, infatti, non è solo «andare oltre» i famosi rilievi del presidente della Repubblica cercando però di preservare la “facciata” dei decreti (per non far perdere la faccia ai grillini). Quale sarebbe allora il famoso «punto di mediazione» fra Pd e 5 Stelle? L’abolizione mascherata della riforma. I dettagli del piano – a cui lavora fin dal suo insediamento il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese – sono stati snocciolati ieri su Repubblica. I primi due “titoli” sono un omaggio alle richieste di Mattarella: stop alle cosiddette maximulte alle Ong (anche se rimangono nella versione soft: dal milione di euro si scende alle 50mila euro al massimo) e al sequestro delle navi che prelevano i migranti dai barconi.

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Se già questi due rilievi depotenziano il dispositivo, ciò che sta preparando il governo è a tutti gli effetti un’operazione smantellamento. Si parte con lo scorporo dei decreti, ossia con la creazione di due norme, una dedicata all’immigrazione, l’altra all’ordine pubblico: esattamente l’opposto dell’approccio voluto da Salvini al Viminale. Questo è solo l’inizio. Intenzione di Lamorgese, a quanto emerge dalla ricostruzione, è colpire al cuore i decreti del leader della Lega. Punti forti? Il ripristino dell’iscrizione all’anagrafe per i richiedenti asilo (con tutti i diritti annessi e connessi), il ritorno degli Sprar (il sistema di accoglienza diffusa, ovvero quello che ha permesso per tanti anni di vedere migranti ospitati negli hotel) ma soprattutto riallargare di nuovo le maglie del diritto di accoglienza. Se è vero che – come si legge – i 5 Stelle non possono accettare il ripristino della protezione umanitaria (la misura che permetteva a più di tre “non profughi” su dieci di accedere al diritto di asilo), si sta sperimentando come far rientrare dalla finestra ciò che è stato cacciato fuori dalla porta. Il cavallo di Troia sarebbe l’ampliamento di quella protezione speciale presente per casi molto circostanziati: di fatto un potenziale “avanti tutti”, come è stato prima della stagione targata Salvini. Che dire? Dovesse essere questo il «punto di mediazione» giallo-fucsia si tratterebbe di un’abolizione dei decreti sicurezza. Sulla carta – esclusa la “sinistra” vicina a Fico – una riforma difficilmente digeribile dai 5 Stelle ma anche dallo stesso Conte che ha approvato tutte le misure volute dalla Lega. Su questo, però, Franceschini & co non sembrano voler sentire ragioni: pretendono la riforma già nel prossimo Cdm. Accanto al Mes, dunque, potrebbe essere questo uno snodo che mette in crisi l’esecutivo? O la voglia di difendere la propria permanenza al governo farà crollare anche i restanti «non possumus» dei 5 Stelle? 

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