L’Italia è con le tasche vuote. E Conte si loda per il rilancio

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È il giorno che sancisce la riapertura dei confini regionali. Il 3 giugno 2020. Il lockdown, per ora, è finito. Ma è anche il giorno in cui Giuseppe Conte è chiamato a spiegare al Paese le misure che intende mettere in campo per far ripartire l’economia.

Un’economia ferita che però vuole riprendere a correre. Le imprese italiane sono in una situazione drammatica che rischia di fare da detonatore a una crisi sociale senza precedenti. A maggio (dati Confindustria) si è registrata una diminuzione della produzione industriale del 33,8% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Un dato leggermente migliore del -44,3% tendenziale registrato ad aprile. Questo calo comporterebbe un contributo negativo di circa 5 punti percentuali alla diminuzione del Pil nel secondo trimestre. Meno consumi e meno produzione preoccupano gli imprenditori.

Questa conferenza stampa arriva il giorno dopo le manifestazioni del centrodestra e dei gilet arancioni. Finita la fase emergenziale, il governo ora è chiamato a dettare l’agenda. In una parola: riforme. È anche il giorno in cui i rumors si susseguono: il premier non sarebbe adatto a lanciare l’Italia verso la ricostruzione. Il suo futuro personale a Palazzo Chigi è minato.

Lui, quasi come un alieno, si dimostra ottimista. “La situazione è sotto controllo”, esordisce Conte. “I dati sulla pandemia sono incoraggianti. Il trend è in costante diminuzione dalla Lombardia alla Sicilia. La strada è quella giusta”. Coglie l’entusiamo dei cittadini. La socialità ritrovata dà allegria, ma questo è il momento della responsabilità. “Abbiamo scelto di modificare le nostre abitudini di vita per evitare la diffusione del virus e ci stiamo riuscendo. Ma il Covid non è sparito. Ci sono ancora dati, seppur in calo, che dimostrano come il male sia ancora in giro”.

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Afferma che ora dobbiamo concentrarci per promuovereil brand Italia nel mondo. “La bellezza dell’Italia è ancora in quarantena”. Dobbiamo far fronte alla crisi economica. “Abbiamo stanziato ingenti cifre per poterci confrontare con l’emergenza. Bonus per autonomi e partite Iva, cassa integrazione. Ma ci sono delle pecche su cui stiamo lavorando. I ritardi e un apparato che non era pronto a un’emergenza come questa. Queste misure sono solo l’inizio: dobbiamo continuare a intervenire. Il turismo, la manifattura, lo spettacolo. Interi settori del commercio, le piccole aziende. Dobbiamo tornare con misure efficaci”.

Parla di rinnovare l’Italia dalle fondamenta. Dovrà essere un nuovo inizio. Cita il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Dobbiamo agire con la saggezza dei nostri padri e dei nostri nonni”. L’Ue è dalla nostra parte, grazie anche al lavoro del governo. In due parole: Recovery fund. Ma si tratta di fondi che, comunque, non arriveranno presto. “Dobbiamo saper spendere questi soldi. E da qui passa la credibilità del sistema Italia. Dovremo modernizzare il Paese, incrementare la digitalizzazione, combattere l’evasione. Dobbiamo lavorare per sostenere le nostre imprese. Dobbiamo rilanciare gli investimenti pubblici e privati, snellendo la burocrazia. Serve una decisa transizione verso un’economia verde. Dobbiamo sostenere il diritto allo studio: più ricercatori, più studenti ben formati”.

Poi la giustizia. Serve una riforma che riduce i tempi dei processi. Qualcosa che possa attrarre le imprese a venire a investire in Italia. “Bisogna riformare il fisco per pagare tutti e pagare meno”. Bisogna contrastare le disuguagianze. “Insomma un programma ampio che dovrà guidarci nei prossimi mesi”. Il premier intende convocare a Palazzo Chigi menti brillanti, parti sociali, rappresentanti delle categorie. Aprire un tavolo a cui il leader della task force, Vittorio Colao, ha lavorato. Serve una fase di rilancio. “Ma sono consapevole che è un progetto davvero utile: richiede coraggio, lungiumiranza, visione”.

Infine conclude: “Oggi è partito il primo freccia rossa da Torino a Reggio Calabria. Segna l’unità del Paese. Ma c’è molto da fare. Dovremo lavorare all’alta velocità dove non esiste. Da Pescara a Lecce. Senza dimenticare il sud, la Sicilia”.

il giornale.it

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