Il coronavirus, ovvero la sconfitta dei marxisti con l’attico in centro

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Roma, 9 mar – Il museo delle cere dei marxisti con vista Colosseo, i mai pentiti, attacca quotidianamente l’attualità con le sue cialtronate sullo stile di vita da rivedere, sui profitti eccessivi puniti dalla nemesi sociale, sull’occidente disboscatore e l’uomo moderno inquinatore. La raccolta firme del genere indignati a fasi alterne, solo quando la Lombardia cattiva viene falcidiata dalla pandemia, ha lo scopo di criminalizzare il progresso economico, scientifico e tecnologico che bene o male ci sta permettendo di combattere quella che viene chiamata guerra da chi una guerra non l’ha mai combattuta. Cosa dovremmo cambiare noialtri se il coronavirus ci è stato fatto recapitare con posta raccomandata da una delle ultime roccaforti del comunismo reale, la Cina?

I rivoluzionari con l’attico in centro, in stile Feltrinelli, non hanno mai potuto ammettere la sconfitta del loro pensiero. I fatti parlano da soli: la storia narra di intere nazioni ridotte allo stremo non da un coronavirus d’altri tempi ma dalla pianificazione operata dal governo, il quale determinava le mille sfaccettature della vita delle persone ritenendo che fosse un qualche soviet supremo a concedere spicchi di libertà. Sembra di sentir parlar Conte, con la sua retorica da Statuto Albertino e i suoi piccoli passi fatti per il nostro bene nonostante nessuno più di lui sia distante dal bene di ognuno di noi.

Gli scrittori da Bellaciao si affannano a lanciare fatwe dai salotti tivù contro il famigerato consumismo, senza capire che l’Italia potrà rialzarsi e spiccare il volo solo quando i governi di Roma e Bruxelles lasceranno la possibilità agli italiani di tornare i laboriosi lavoratori che già un tempo risorsero dalle macerie del dopoguerra. Il nocciolo è questo, e le frattaglie di marxisti irriducibili non vogliono ammettere a sé stessi che non vi sarà un futuro sin quando non verrà abbandonata la logica di un governo padrone che dispone delle vite dei cittadini-sudditi con noncuranza, con lo sguardo verso la vittoria della rivoluzione e riempiendo le teste di bugie dette a fin di bene.

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La colpevolizzazione dei cittadini italiani

Già l’onorevole Pajetta asseriva che tra la verità e la rivoluzione la precedenza doveva averla quest’ultima. Oggi i militanti rivoluzionari proseguono su questo solco coerentemente con l’idea di annientamento della verità, per cui l’unica verità che il verbo unico deve diffondere è quella che colpevolizza il cittadino italiano per la propria azienda, per i profitti ottenuti, per gli acquisti fatti, e al contempo simpatizza col governo cinese responsabile sia dei ritardi nelle comunicazioni e sia della condizione di repressione delle libertà di cui si fa portatore.

Eppure loro sentenziano vivendo qui, godendo di un sistema che ritengono indegno, oggi sbavano dietro la patrimoniale o la legge contro le fake news come ieri lo facevano con le dittature sudamericane o vietnamite o cambogiane. È la logica malata per la quale cinquant’anni fa i terroristi rossi meritavano comprensione e apprezzamento perché comunque il loro odio aveva solide basi, e così pure adesso deve esser salutata con l’alzabandiera ogni iniziativa di governo che miri a comprimere sempre di più non solo le libertà economiche ma anche quelle personali, le quali poi verranno restituite goccia dopo goccia, senza mai esagerare, tenendo ben tirato il guinzaglio.

Esotismo allo sbaraglio

Sarà la primavera più torrida da tremila anni a questa parte, segno che il blocco che il coronavirus ha concesso non è affatto bastato. Ci vuole di più, c’è bisogno di Greta in visita al Quirinale, di un virologo mitomane al ministero della Salute, di un blocco delle attività e di qualche esproprio proletario per far capire che nel domani non v’è certezza. Niente da dire sull’inquinamento cinese o indiano o mediorientale: chi fa il bagno nel Gange esce “con tre braccia”, ma poco importa perché solo la piccola impresa italiana merita il biasimo del rivoluzionario da salotto. Eppoi chissenefrega dell’India, loro mandano i figli in Erasmus nella socialdemocratica Svezia, dove le straordinarie tasse vengono utilizzate per (non) integrare gli straordinari afro-islamici.

In tutto questo non detto, in questo delirio di non proposte, in questo vortice di follia e irrazionalità viene omesso che una nazione comunista ha generato questo inferno e che chi ci governa è deciso a stare follemente dalla sua parte. Non dalla nostra.

Lorenzo Zuppini

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