Craxi, Martelli si risveglia. E accusa: «Dietro Mani Pulite l’assalto dei poteri forti alla politica»

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A provocare la caduta di Craxi non fu la questione morale ma l’«acutizzarsi della spietata lotta di potere in corso da anni». A parlare è Claudio Martelli, che esce dal cono d’ombra e punta l’indice accusatore contro il potere finaziario, quello che chiama il «quarto partito». In un volume uscito oggi in libreria (L’antipatico, La nave di Teseo ed, pp. 223, euro 18) la polemica postuma contro l’inchiesta che sconvolse la politica italiana. Oggi i massimi protagonisti di quella stagione, o sono morti, o sono anziani pensionati. Però, al di là della riflessione storica, quello che successe durante la stagione di Mani Pulite mantiene pur sempre una sua attualità. Nel senso che vi troviamo il Dna di alcuni conflitti ideologici odierni. Quello tra etica e politica (realtà o paravento?). E quello tra politica stessa e poteri forti. Il “caso Craxi” si ripeterà -nelle forme più diverse.

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Dietro le quinte dell’inchiesta

E dunque conviene oggi, sine ira et studio, seguire il racconto (e il ragionamento) di un testimone di prima linea. «Dietro le quinte dell’inchiesta più spettacolarizzata, dietro lo scontro tra i buoni magistrati e i cattivi politici, si tesse il vero ordito della storia: l’assalto del partito del denaro e del potere a un potere politico logoro, sfilacciato, demolito dalle inchieste».

Questo partito del denaro non parlava solo in italiano. Parlava soprattutto in inglese. All’assalto alla diligenza delle aziende pubbliche italiane «intendeva partecipare anche il partito internazionale degli affari, segnatamente quello inglese e americano». «Tutto si tiene -annota Martelli- sua era l’ideologia della finanza globale e suoi gli strumenti. Le  strutture finanziarie che al posto di quelle italiane negoziarono e pilotarono le dismissioni del patrimonio pubblico nel loro portafoglio clienti non avevano certo lo Stato italiano».

L’inquietante vicenda del summit a bordo del Britannia

L’allora braccio destro di Craxi ricorda l’inquietante vicenda del summit a bordo dello yacht personale della regina d’Inghilterra.  «A bordo del Britannia c’erano esponenti della City e di Wall Street già attivi nelle privatizzazioni della Russia di Eltsin. Gli italiani  presenti erano imprenditori, finanzieri, grand commis dello Stato e delle istituzioni, a cominciare da Beniamino Andreatta  e Mario Draghi, all’epoca direttore generale del tesoro, che svolse l’intervento introduttivo al seminario sulle privatizzazioni».

L’unico politico ammesso fu Achille Occhetto. «Appena segnalatosi per la svolta pro-privatizzazoni inopinatamete propinata al suo partito, il partito post-comunista». Da quel momento la sinistra divenne il partito del grande capitale finanziario.

Tutto torna. Oggi come 28 anni fa.

il giornale.it

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