Medici laziali contro Zingaretti: “Le mascherine? Le compriamo”

Roma Saranno i camici bianchi che a stretto giro di posta potrebbero minare l’integrità del ruolo ricoperto da Nicola Zingaretti sia come governatore del Lazio e perché no, anche come segretario del Partito democratico, nonché maggior azionista del governo giallorosso.

L’egemonia del presidente della Regione Lazio, parte lesa nell’inchiesta della Procura di Roma in merito agli approvvigionamenti di mascherine, barcolla. E un ulteriore colpo ben assestato potrebbe riguardare proprio le ultime rivelazioni di alcuni medici presso i servizi territoriali dell’Asl Roma 1 – l’azienda sanitaria più estesa e popolosa non solo della Penisola ma anche d’Europa – dove i sanitari sono costretti ad acquistare di tasca propria le mascherine con dispositivi di protezione Ffp2 e Ffp3. Negli ambulatori, dove il personale medico e infermieristico è in costante contatto con gli utenti, vengono distribuite esclusivamente mascherine chirurgiche che «a poco servirebbero raccontano i camici bianchi – soprattutto quando un medico deve visitare un paziente restandogli accanto, a stretto contatto, e per decine di minuti» . Ed è così da due mesi pieni negli ambulatori di via Catone, via Fornovo, Lungotevere delle Vittorie a due passi dalla Rai -, nell’ambulatorio di Ponte Milvio e presso l’Ospedale Oftalmico. Per tenere lontano il Covid-19 costoro devono mettere mano al portafogli e acquistare periodicamente le mascherine a circa 9 euro l’una. Più di una missiva con la specifica richiesta per l’acquisto di Ffp2 e Ffp3 è partita dai personal computer degli ambulatori alle direzioni e ai distretti, già dalla fine del mese di febbraio, così a marzo, ogni settimana e poi ancora ad aprile. Tutto è rimasto in silenzio se non che da voci ripetute – dovrebbero essere i distretti territoriali dell’Asl ad occuparsi dell’acquisto. Già. Visto che la Regione Lazio a oggi malgrado le commesse milionarie affidate è riuscita a racimolare un numero esiguo di mascherine per i medici in servizio probabilmente si dovrà procedere con gare decentrate. Chissà. Tuttavia la goffaggine gestionale difficilmente verrà giustificata o addirittura perdonata al governatore del Lazio. Quanto sta accadendo a Zingaretti mal si maschera e il termine è quanto mai appropriato – con la soddisfazione di riuscire a tenere a bada il virus sul territorio. Malumore e malcontento sono ovunque nelle strutture sanitarie. Sono stati presentati esposti, solleciti, appelli anche dalle rappresentanze sindacali senza però che abbiano suscitato una qualche reazione e prodotto dei risultati. Nel Pd però le acque sono mosse: se qualche mese fa una porzione più centrista e cattolica del partito premeva affinché Zingaretti lasciasse il timone del Lazio dopo aver guadagnato la carica di segretario, oggi, quella porzione sta crescendo fino a investire anche aree più laiche. I nomi che circolano per la successione alla candidatura nel Lazio sono quello dell’ex presidente della Provincia di Roma ed europarlamentare (esattamente gli incarichi ricoperti in passato anche da Zingaretti), e oggi presidente dell’Isma Enrico Gasbarra, molto gradito all’area cattolica. Altrettanto quello dell’ex senatore Esterino Montino, oggi sindaco di Fiumicino e secondo in carica all’epoca della presidenza di Piero Marrazzo. In Regione tuttavia chi davvero si sta sfregando le mani e augurandosi presto la tornata elettorale è il centrodestra. Sempre più forte nei sondaggi.

il giornale.it

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