Il pasticcio dei grillini: a giugno una raffica di cartelle

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A partire da giugno l’Agenzia delle entrate potrebbe procedere a notificare ben 8,5 milioni cartelle di pagamento: questo lo scenario che rischia di essere concreto qualora da parte del governo o del Parlamento non dovesse esserci alcuna proroga.

Nel testo del decreto Cura Italia era prevista una proroga di 2 anni per le attività di accertamento e di riscossione, ma dietro potrebbe esserci una fregatura: al centro delle polemiche l’articolo 67, poiché risulta essere molto complesso e potrebbe storpiare il processo tributario penalizzando il contribuente. Perciò la Lega ha presentato un emendamento (il 67.0) per abolire la proroga e parallelamente inserire la pace fiscale. Il governo evidentemente non l’ha presa bene e ha pensato di rincarare la dose: la proposta del Carroccio è stata sostituita da un emendamento grillino (il 67.15), a firma Gianmauro Dell’Olio, che punta a far saltare la proroga ma non contiene alcuna pace fiscale.

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La denuncia è arrivata da Ernesto Maria Ruffini, il quale ha annunciato che per effetto delle misure previste dal Cura Italia “l’Agenzia delle entrate riscossione ha sospeso l’avvio alla fase di notifica di circa 3 milioni di cartelle di pagamento, riferite ai ruoli consegnati dagli enti creditori nel corso del mese di febbraio e di marzo, oltre a circa 2,5 milioni di atti della riscossione”. Lo stop per gli accertamenti è valido fino a maggio, ma senza una proroga di due anni si “procederà a notificare 8,5 milioni di atti nei confronti dei contribuenti”. La frecciatina è chiaramente rivolta all’intervento targato Movimento 5 Stelle: si tornerà a bussare alle porte degli italiani “nel caso salti la norma inserita nel dl Cura Italia”.

“Uno smacco enorme”

Gli invii e le procedure potrebbero riprendere come avveniva prima dell’emergenza Coronavirus. Cosa cambierebbe? Ci sarebbe un’ondata delle cartelle esattoriali rimaste ferme e accumulate in questi mesi. La proroga della sospensione potrebbe comunque essere introdotta con il decreto legge del governo atteso entro la fine di aprile. “È una scelta che spetta al Parlamento. La scelta di come intervenire spetta alla politica”, ha aggiunto Ruffini. Il numero uno dell’Agenzia delle entrate ha sottolineato che tutti i provvedimenti adottati negli anni scorsi “erano legati a difficoltà personali di categorie di contribuenti. È evidente che quelle difficoltà oggi sono confermate ed acuite in una realtà emergenziale come questa”.

Sulla questione è intervenuto anche Giulio Centemero: “Così era troppo tardi per intervenire e in ogni caso avrebbe significato un nuovo passaggio al Senato”. Il deputato leghista, come riportato dall’edizione odierna de La Verità, lo giudica uno smacco enorme per il governo “che pure di non ascoltare le nostre proposte ha finito con il tagliare il ramo su cui è seduto”.

il giornale.it

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