La telefonata poi la trappola: così Merkel ha gabbato Conte

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Il problema è che la linea del governo italiano è stata fatta a pezzi, surclassata dall’esperienza degli altri esecutivi, su tutti quello tedesco. Se fino a pochi giorni fa Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri battevano i pugni sul tavolo per ribadire il loro no al Mes, nella tarda serata di ieri entrambi sono stati costretti a digerire un boccone amarissimo. Sì al Mes con condizionalità light per le spese sanitarie e no agli Eurobond: questo l’esito dell’ennesima riunione fiume che finisce dritto sul tavolo del Consiglio europeo, in programma la prossima settimana.

Ma come si sono svolti i fatti? Il Messaggero prova a ricostruire il tutto. Il fronte anti rigorista, che include tra gli altri Italia e Francia, punta il dito contro Germania, Olanda e governi del Nord. A elettrizzare un’atmosfera già carica di tensione ci pensa poi il quotidiano tedesco Die Welt che, nello spiegare la posizione di Roma, tira in ballo la mafia. A quel punto Angela Merkel telefona a Palazzo Chigi e rassicura il premier Conte.

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Quella telefonata tra Merkel e Conte

Emblematico il contenuto della telefonata. La posizione di Merkel è chiara: la Germania avrebbe a cuore le sorti dell’Italia e dell’intera Europa; Berlino è pronta “alla solidarietà”, e la prova sarebbe che fin qui tanto è già stato fatto.

La cancelliera si riferisce all’attivismo della Bce che da giorni sta acquistando titoli senza la soglia del 33% per ogni singola emissione. Ma Merkel si riferisce anche al Sure per sostenere la disoccupazione e al piano di investimenti della Bei. A eccezione degli Eruobond, la Germania sembra disponibile al Fondo per la ripresa proposto dalla Francia.

Nel frattempo, in ritardo, inizia la riunione. Il ministro dell’Economia italiano Roberto Gualtieri segue la linea condivisa da Conte e Di Maio. Alla fine dell’Eurogruppo l’Italia è costretta ad archiviare la posizione del no Mes. Morale della favola: il Fondo salva-Stati c’è, anche se le condizionalità sono state sospese per il tempo necessario a superare la crisi.

Roma è stata scaricata persino da Francia e Spagna, probabilmente più interessate a incassare i recovery bond che non a murare lo stesso Mes. La palla, a questo punto, passa al Consiglio europeo. Qui il governo italiano dovrà dimostrarsi più capace ma soprattutto dovrà evitare di farsi abbindolare dalle frasi di circostanza della cancelliera Merkel.

il giornale.it

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