E’ sempre più 1984: arriva l’app che sostituisce l’autocertificazione e traccia i movimenti

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Roma, 14 apr – Concrete proposte per rilanciare l’economia al collasso? Zero. Prospettive di uscita dalla segregazione forzata? Lontane. Per un completo ritorno alla cosiddetta “normalità” più che un binocolo dovremmo imbracciare un telescopio di ultima generazione. Eppure mentre attendiamo l’avvento del futuro anteriore passivo di latina memoria, c’è chi festeggia per la svolta tecnologica del governo. Per la “fase 2” (gibbosa calante o crescente che sia) la task force guidata da Vittorio Colao sta pensando infatti di introdurre un’applicazione per gestire le autocertificazioni e geolocalizzare i cittadini.

Come funziona questa app

In parole povere un’app installata sugli smarphone consentirà di monitorare gli spostamenti di coloro che sono risultati positivi al coronavirus. Colao peraltro lo aveva già anticipato nei giorni scorsi: “La fase 2 sarà molto più articolata, con una batteria ulteriore di strumenti, una app sui contagi. Gli italiani che lo vorranno potranno essere tracciati nelle loro relazioni”. Ma come dovrebbe funzionare esattamente questo innovativo strumento di osservazione? L’applicazione in sostituzione dell’autocertificazione cartacea, che è stata schizofrenicamente cambiata di continuo costringendo gli italiani a stampare più volte moduli con risibili modifiche, sarà scaricabile da un sito del governo. Ovviamente sarà disponibile sia per i sistemi operativi iOS che per quelli Android (dunque uno smartphone varrà l’altro) e consentirà così di individuare tutti i movimenti dei cittadini.

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Sorvegliare e punire

In teoria dovrebbe funzionare come in Corea del Sud, dove vengono monitorati e tracciati con estrema precisione gli spostamenti. Non solo, l’applicazione dovrebbe essere dotata di un sistema di allerta per segnalare in particolare persone soggette a restrizioni, ricostruendone tutti i contatti avuti. Dunque anche con altri individui mai risultati positivi e che di conseguenza non necessiterebbero di particolari monitoraggi. E’ poi probabile, ma non è ancora chiaro, che alla fine del lockdown la stessa app (oppure una analoga) possa essere utilizzata per controllare i flussi di cittadini sui mezzi pubblici e nei locali pubblici.

La “fase 2”, così delineata, più che un allentamento delle restrizioni fa intravedere in prospettiva forti limitazioni alla libertà. I capolavori distopici citabili per inquadrarne i pericoli che ne derivano si sprecano, ma forse siamo di fronte a un processo panoptico ben più rapido, con milioni di persone già predisposte alla sua accettazione. Di più, il controllo delle attività rischia di tradursi in una sorveglianza invocata, apprezzata, considerata necessaria. Come nel Sorvegliare e punire di Foucault: splendore del supplizio e sanzioni normalizzatrici, per corpi docili.

Eugenio Palazzini

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