Sassoli vuole svenderci: “L’Italia non chiuda al Mes”

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Non è per “semplici” preconcetti o per prese di posizioni aprioristiche che gli italiani, con poche distinzioni, non vogliono sentire parlare di Mes. Il decennio appena terminato è stato contraddistinto da una delle crisi economiche più devastanti che abbiano mai colpito il mondo occidentale nel dopoguerra, ossia quella greca. E lo spauracchio ellenico ha costantemente imperversato nell’opinione pubblica, mostrando le immagini di un Paese in fiamme, di gente rimasta senza lavoro e senza casa e persino di bambini malnutriti nelle periferie di Atene. Nessuno quindi, anche dinnanzi alla spada di Damocle rappresentata dall’ingombrante presenza del coronavirus, vorrebbe sentir nominare quelle tre lettere che individuano il Meccanismo Europeo di Stabilità. Eppure, c’è chi afferma in Europa che, tutto sommato, forse non si dovrebbe aver timore del Mes, “perché il fondo salva Stati alla greca non c’è più”. Ed a dirlo è stato un italiano che, dal maggio del 2019, in Europa è a capo del parlamento: David Sassoli. 

“Il nuovo Mes non va respinto a priori”

Intervistato su Repubblica, il numero uno dell’europarlamento non ha avuto dubbi: “Il Mes per come lo si conosceva non c’è più, è stato sospeso”, ha dichiarato Sassoli. E quindi, in poche parole, quelle tre lettere non devono indicare una parola tabù. Secondo il presidente del parlamento di Strasburgo, l’Italia potrebbe anche attingere da questo fondo senza particolari preconcetti: “Il Mes non è più il Fondo salva Stati del passato. È stato sospeso – ha dichiarato Sassoli nell’intervista – L’ Eurogruppo lo ha trasformato in un Fondo salva Salute il cui utilizzo prevede come unico vincolo il fatto che le sue risorse siano usate per contrastare il virus. Non vi sono condizionalità aggiuntive. Ed è a disposizione di tutti i Paesi per sostenere le spese sanitarie”.

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Il presidente del parlamento è sembrato voler quasi dire di diffidare dai diffidenti. Tuttavia, a quest’ultimi (e tra questi gli stessi parlamentari del Movimento Cinque Stelle) non può sfuggire il fatto che le promesse di non aggiungere altre condizioni al Mes, in sede europea, potrebbero poi rivelarsi vaghe. E che, di conseguenza, per l’Italia poi arriverebbero grandi e gravi conseguenze in futuro. Inoltre, di un Mes diventato improvvisamente un “semplice” fondo per la sanità è difficile capirne l’utilità: “Considerando che nel vecchio Mes l’Italia ha già versato 14.3 miliardi, il governo deciderà se utilizzarlo – ha affermato Sassoli – Se invece la sua finanza pubblica è così in ordine da non aver bisogno di queste risorse per regioni, ospedali, sanità pubblica, attrezzature, ricerca, futura acquisizione e distribuzione del vaccino, potrà farne a meno e sarà un bellissimo gesto di solidarietà mettere questi 14 miliardi a disposizione dei Paesi che ne avranno bisogno”. Oggi però quei soldi potrebbero non servire: è vero che l’emergenza non è terminata, tuttavia la curva epidemiologica è in discesa, gli ospedali hanno meno pressione e l’Italia con le regioni ha già provveduto da sé per nuove attrezzature e nuovi mezzi per fronteggiare la fase di picco.

Il peso politico sempre più ridimensionato dell’Italia in Europa

Sassoli però nell’intervista è andato oltre. Non solo ha affermato che il Mes non deve poi fare così paura, ma ha anche giudicato positiva la risposta di un Eurogruppo che al momento ha deciso di non decidere: “Avevamo detto che volevamo un’ Europa più forte – ha dichiarato a Repubblica il presidente dell’europarlamento – vediamo con piacere che l’ Eurogruppo ha indicato strumenti che danno un indirizzo più comunitario e meno governativo. Sono misure a disposizione dei cittadini e degli Stati, con un rafforzamento delle istituzioni europee e del processo democratico”. Anche perché, secondo Sassoli, ad emergere nella riunione di giovedì sera è stata la volontà di costruire un fondo per la ricostruzione: “Servono 1.500 miliardi per ripartire – ha voluto sottolineare il numero uno del parlamento di Strasburgo – Mi sento di esortare i leader ad essere molto coraggiosi, a non escludere nessuna possibilità compresa quella di emettere titoli per aumentare la nostra dotazione”.

Il passaggio sul Mes però, rimane quello più significativo. E mostra quanto l’Italia conti oggi in Europa. Nel momento del rinnovo delle cariche comunitarie, si era detto che il nostro Paese era “finalmente” ben rappresentato: con Gentiloni commissario agli affari economici e Sassoli presidente del parlamento, gli italiani dunque potevano dormire sonni tranquilli. Oggi sono proprio Gentiloni e Sassoli a premere affinché l’Italia non abbia preconcetti sul Mes, sullo strumento cioè che più di ogni altro elemento può mettere paura al nostro Paese. E sono proprio loro due, in una fase di questo tipo, ad essere i meno ascoltati a Bruxelles. Lo stesso Sassoli, ad esempio, appena pochi giorni fa non è stato invitato ad una videoconferenza con altri leader delle istituzioni europee. Un segnale politico ben evidente, non certo casuale, lanciato in primis dalla Germania di Angela Merkel.

il giornale.it

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