Papa Francesco, Luigi Bisignani e “l’assenza totale”: così il coronavirus ha smascherato la Chiesa

Luigi Bisignani offre il suo punto di vista sull’impatto che il coronavirus ha avuto sulla Chiesa. Nel suo intervento su Il Tempo, l’ex giornalista sostiene che l’immagine di Papa Francesco che abbraccia il mondo da San Pietro “stride davvero con le centomila chiese in Italia dove non si può entrare per pregare né per trovare conforto”. Proprio il sistema capillare della Chiesa ha sempre nutrito lo spirito del Paese nei momenti difficili, ma oggi sembra aver perso la via e soprattutto si avverte la mancanza di una cabina di regia che canalizzi in maniera efficiente le tante risorse di cui dispone il Vaticano.

“Chi più di un parroco conosce il tessuto locale e sa chi ha veramente bisogno di un aiuto vitale o di un pasto caldo?”, si interroga Bisignani che poi aggiunge: “Si preferisce far collassare i Comuni, i valorosi assistenti sociali, tra l’altro già impegnati su altri fronti, che affidare ai pastori di anime le numerose famiglie in emergenza sociale, economica o spirituale”. Sul banco degli imputati anche la comunicazione del Vaticano: “Non ci viene spiegato perché, in occasione della vita di Conte a Papa Francesco, non è stata proposta una collaborazione concreta tra Stato e Chiesa. Nessuno ha sentito la voce del presidente della Cei – continua Bisignani – nessuno conosce neppure il nome del segretario generale della Conferenza episcopale italiana. Quasi fosse una strategia di Bergoglio per azzerarne la gerarchia”.

Secondo l’ex giornalista, il Papa non ha saputo crescere “un’organizzazione gerarchica che rispecchiasse i suoi valori rivoluzionari, limitandosi a mettere nelle posizioni apicali persone che potessero sopportarli. E la realtà è che oggi, nel tempo della Pasqua, le chiese sono chiuse e il Santo Padre, sotto la pioggia, da piazza San Pietro, in solitudine benedice il mondo”. 

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