Coronavirus, morto Giuseppe Allegri: il tassista-eroe di Milano che trasportava malati, il caso che spezza il cuore

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Una vittima che, più delle altre, strazia il cuore. Senza ovviamente voler mancare minimamente di rispetto a nessuna delle vittime di questo maledetto coronavirus. Una vicenda, di una tristezza infinita, raccontata dal Corriere della Sera: si è spento Giuseppe Allegri, 63 anni, decano tra i tassisti di Milano. Lo chiamavano “il tassista del San Paolo”. Già, perché portava infermieri e pazienti durante i turni notturni all’ospedale. I malati di coronavirus. Che poi ha infettato anche lui, all’inizio del mese: Giuseppe era da venti giorni in terapia intensiva all’ospedale del quartiere Famagosta.

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E Giuseppe è morto. Ucciso dal virus. Ex vigile, descritto come “sempre elegante e impeccabile”, i colleghi lo definiscono un “uomo d’altri tempi”. Uno “vecchio stampo”, che non rifiutava nessuna corsa, nemmeno in questi giorni e nemmeno di notte. Dalla Barona a Rozzano e fino all’ospedale. Certo, era il suo lavoro. Ma non tutti hanno avuto il suo coraggio, uno spirito di cittadinanza che gli è costato la vita. Giuseppe Allegri lascia la moglie, di 60 anni e oggi in quarantena, e la figlia Valentina, di 34 anni. “Era un signore, un bravo amico, un collega corretto. Uno che non si lamentava, che non si faceva intimidre neppure dai balordi che circolano di notte”: queste le parole con cui lo ha ricordato Gege Mazza, storico tassista del 6969.

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