Sollievo di Conte: ora l’Ue ci insegue

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A Palazzo Chigi si respira un’aria pesante. Per la crisi in corso, certo. Perché è di tutta evidenza che la sfida è di quelle epocali e con un numero di vite in gioco da togliere il sonno.

Ma anche perché il contagio sembra ogni giorno più vicino agli uomini del governo, gli stessi che oggi pomeriggio dovrebbero sedere intorno al tavolo del Consiglio dei ministri per dare il via al maxi-decreto per far fronte all’emergenza. Dopo il segretario del Pd Nicola Zingaretti, infatti, ieri si è avuto notizia di altri due contagi «illustri» (e bipartisan): il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri (M5s) e la viceministra dell’Istruzione Anna Ascani (Pd). Ma il virus ha colpito anche un dipendente della presidenza del Consiglio, tanto che ieri gli uffici di via della Mercede sono stati chiusi per essere sanificati. Insomma, in uno scenario non certo rassicurante per il Paese, anche chi deve gestire l’emergenza in prima persona inizia ad avere la sensazione di essere in qualche modo accerchiato. Al punto che il preconsiglio dei ministri in programma ieri sera finisce per slittare a questa mattina con nuove e stringenti regole d’ingaggio, visto che dovrebbe tenersi non de visu ma in videoconferenza. E anche il Consiglio dei ministri in agenda per questo pomeriggio potrebbe seguire lo stesso canovaccio. A Palazzo Chigi, infatti, si sta valutando di limitare la riunione ai ministri più pesanti e far partecipare gli altri in collegamento a distanza. D’altra parte, nei giorni scorsi pure Giuseppe Conte ha fatto il tampone per verificare le sue condizioni dopo i ripetuti incontri con Zingaretti.

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In questo clima, però, almeno una soddisfazione il premier se l’è presa. Dopo aver frenato in più occasioni sulle misure emergenziali, al punto da farsi letteralmente convincere dal Pd (nelle persone di Zingaretti e del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini) sull’opportunità di chiudere le scuole, ora Conte può tirare un sospiro di sollievo davanti alle misure che stanno prendendo gli altri Paesi europei. Il timore del presidente del Consiglio, infatti, è sempre stato quello di eccedere in allarmismo, ragione per cui ha preteso dal governatore della Lombardia Attilio Fontana una richiesta scritta con cui la Regione si assumeva di fatto la responsabilità del lockdown. Che poi è arrivato per tutta Italia, ancora una volta su input del Pd. I cui governatori – soprattutto quelli del centro-sud, da Zingaretti ad Emiliano passando per De Luca – sono molto preoccupati dall’eventuale espandersi del contagio. Se la Sanità della Lombardia è oggi in ginocchio, è del tutto evidente che quella di Lazio, Puglia e Campania non sarebbe in grado di reggere uno scenario simile.

Tutte decisioni, dunque, che Conte ha preso con una certa prudenza e un filo d’incertezza. E che oggi – alla luce delle misure emergenziali di Spagna, Francia, Belgio e di altri Paesi Ue – nessuno può più contestare o mettere in discussione. Se fino a ieri – all’estero e in casa nostra – c’era ancora chi ironizzava sulle paure degli italiani «barricati in casa», da ieri non c’è dubbio che non solo l’Europa ma anche gli Stati Uniti stiano iniziando a prendere consapevolezza di quanto grave sia l’emergenza.

il giornale.it

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