L’ira della Polizia per il “30 politico” a chi protesta

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Ha dato il 30 politico a tutti gli studenti poiché, nel corso degli scontri tra antagonisti e forze dell’ordine, l’ateneo era occupato.

Raffaella Ferrero Camoletto, insegnante del dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, ha letteralmente regalato il voto a chi avrebbe dovuto sostenere gli esami, solo perché era in corso una protesta contro un convegno sulle Foibe che ospitava l’attore Moni Ovadia.

Una scena di quelle che ricordano i voti di gruppo del periodo sessantottino, quando anche chi si presentava impreparato aveva il voto assicurato. Gli scontri, placati da agenti in tenuta anti sommossa, avevano come protagonisti da parte esponenti del Fuan (Fronte universitario d’azione nazionale) e dall’altra quelli del Collettivo autonomo universitario (che fanno capo ai centri sociali torinesi). L’insegnante, che sulla sua pagina Facebook condivide articoli di critica, ad esempio, contro le violenze alla Diaz di Genova e che mostra vicinanza alla sinistra, ha pensato bene, quindi, di «premiare» coloro che occupavano l’ateneo.

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Per il segretario provinciale del Siulp, Eugenio Bravo, la decisione della Ferrero Camoletto «ha dell’incredibile». Il sindacalista spiega: «Che sostenere gli esami universitari, mentre è in corso un’occupazione, avrebbe potuto suscitare preoccupazione tra gli studenti, è un dato di fatto. In questo Paese le azioni di prevenzione delle forze dell’ordine sono interpretate soprattutto da particolari aree politiche, sempre in senso negativo». Ma che «possano quasi diventare il pretesto per superare un esame universitario- prosegue -, è incredibile».

Il rettore Stefano Geuna aveva condiviso la decisione di interrompere gli esami a causa degli scontri, manifestando vicinanza «a tutti coloro, ragazzi e professori, che hanno dovuto assistere a quei momenti di violenza». Ma la professoressa ha comunque dato i voti, forse in segno di solidarietà.

Critiche arrivano anche dal segretario generale del Sap Stefano Paoloni, che parla di un fatto «inqualificabile e figlio di un pregiudizio che non ha nessun tipo di giustificazione oggettiva. Chi ha un ruolo nelle università – prosegue – dovrebbe avere la capacità di discernere i suoi credo e il suo mestiere di insegnante. La polizia non ha colore e chiunque gliene voglia attribuire uno si deve vergognare». Sulla stessa linea il segretario generale Fsp Polizia di Stato Valter Mazzetti: «Ci aspettiamo parole rassicuranti dal ministero dell’Università, dopo aver svolto i più accurati accertamenti in merito. Che la politica non debba entrare in un luogo dove dovrebbero regnare cultura, senso civico e dunque legalità, e meno che mai in questioni attinenti alla sicurezza che certamente non competono alla pur dotta insegnante, ci pare un fatto scontato». Il ministero dell’Università al momento non ha chiarito se il ministro ha intenzione di procedere o meno con un provvedimento disciplinare nei confronti dell’insegnante.

il giornale.it

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