“Tutti intercettati, ma non la pedopornografia”. In Senato bufera sui trojan

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La temperatura politica era ai massimi livelli già da qualche giorno, quando il Giornale aveva rivelato che il decreto Intercettazioni si apprestava a dare il via libera al Grande Fratello di Stato nonostante i dubbi di magistrati, garante della privacy e addetti ai lavori.

Lo scontro, sfiorato la scorsa settimana, è esploso oggi pomeriggio, quando la maggioranza giallorossa ha bocciato senza appello un emendamento leghista che avrebbe allargato l’utilizzo dei trojan anche ai reati contro la detenzione di materiale pedopornografico.

Il decreto, su cui il governo dovrebbe chiedere la fiducia tra stanotte e domani, si occupa tra le altre cose di normare l’utilizzo dei captatori informatici, virus spia che una volta installati in un dispositivo (computer, cellulare, tablet) permettono di prenderne il totale controllo dall’esterno. La nuova norma, voluta dal ministro Alfonso Bonafede, “allarga” i confini della legge scritta da Orlando nel 2017, lasciando maggior margine di manovra ai pm sui reati contro la pubblica amministrazione. La Lega, vista l’impossibilità di limitarne l’utilizzo per la ferma presa di posizione grillina, ha allora pensato di cogliere la palla al balzo e di garantire almeno le intercettazioni per alcuni reati sessuali contro i minorenni. Reati per cui, fino ad oggi, non è prevista la possibilità di captare conversazioni tramite i trojan.

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La mela della discordia è l’emendamento numero 2.42. Non appena la maggioranza lo respinge, esplode la bagarre. “Più intercettazioni per tutti – attacca il leghista Pillon – la maggioranza vuole un Grande Fratello per registrare le telefonate alla ricerca di un reato qualsiasi”, ma non permette quelle “per i reati commessi da chi si procura o detiene immagini realizzate sfruttando i minori”. Per provare a forzare la mano, la Lega occupa la Commissione per oltre un’ora, costringendo la capigruppo a cercare un punto di contatto. Alla riunione prende parte anche la presidente Casellati, sintomo che la situazione è delicata: se la Commissione non conclude i lavori, non può iniziare la discussione in Aula. E il voto di fiducia può slittare. Le posizioni sono distanti. Per Pd e M5S l’emendamento è “inutile” perché “i reati di prostituzione minorile e di pornografia minorile sono puniti con la reclusione da sei anni e dunque sono reati per i quali il nostro ordinamento prevede già l’intercettabilità”. Per il capogruppo leghista Romeo, invece, “oggi l’intercettazione è prevista solo per chi lo produce” e non per chi si procura o detiene materiale pedopornografico.

In effetti, la detenzione di immagini sessuali di minorenni prevede una pena di appena 3 anni di carcere. Le registrazioni con trojan, però, sono permesse solo per reati più gravi, che abbiano una pena minima superiore a 5 anni (come la prostituzione minorile e la diffusione di foto e video pedopornografico). Alla fine, dopo un’ora di tira e molla, le parti si incontrano a metà: gli esponenti del Carroccio liberano l’aula occupata, mentre la maggioranza si impegna a riformulare l’emendamento per poterlo approvare in un secondo momento.

In attesa delle mosse di Renzi, la tensione resta dunque altissima. Non è un caso se Pillon si è rivolto proprio ai senatori renziani invitandoli a “staccare la spina” al governo per conservare la “dignità”. Italia Viva, in realtà, ha già annunciato il suo voto favorevole al dl Intercettazioni. Ma la politica – si sa – è sempre piena di sorprese.

il giornale.it

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