Confermato in Africa primo caso da coronavirus

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“Una potenziale diffusione del coronavirus in Africa potrebbe avere effetti molto gravi”.

Ieri, il ministro della Salute, Roberto Speranza, si diceva preoccupato dalla possibilità che il virus si diffondesse anche in un continente “a noi molto vicino geograficamente”. E oggi, il timore è stato confermato.

L’Egitto, infatti, ha confermato il primo caso di Covid-19 in Africa. Ad annunciarlo è stato il ministro della Salute egiziano, Khaled Migahed, che ha specificato che a contrarre il virus è stato un paziente straniero. Ora, la persona contagiata è ricoverata in ospedale in isolamento. Il ministro egiziano ha affermato di aver contattato immediatamente l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e di aver preso tutte le misure necessarie per bloccare la diffusione dell’epidemia da nuovo coronavirus. “Dopo una serie di misure preventive per rintracciare il virus- spiega Migahed- è stato rilevato un caso di coronavirus. È stato effettuato un controllo di laboratorio del caso sospetto e il risultato è stato positivo, sebbene il paziente non avesse sintomi”.

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Fino ad oggi, nessuno dei Paesi africani era stato colpito dall’epidemia. Ma ora, con il primo caso accertato in Egitto, l’Onu, che temeva la diffusione dell’epidemia, sostiene che “la maggior parte degli ospedali non sarebbe in grado di far fronte a un numero elevato di pazienti bisognosi di cure intensive”. Lo stesso timore era stato espesso, durante il Consiglio dei ministri della Salute europei, da Roberto Speranza, che aveva parlato di “servizi sanitari nazionali molto più fragili di quelli europei, quindi una potenziale diffusione del virus in quel pezzo di mondo potrebbe avere effetti molto gravi”.

Anche a detta dell’Oms, l’arrivo del virus in Africa “non è una buona notizia”. Ma, spiega all’AdnKronos il professor Walter Ricciardi, “non tanto perché è il primo caso, ma perché significa che il virus si è spostato in un continente debole dal punto di vista della sanità pubblica, della capacità diagnostica e della capacità di risposta”. L’unica speranza è che i servizi sanitari riescano a reagire in fretta: “L’Egitto non è certamente un Paese fragile”, ha osservato Ricciardi. Per capire quante possibilità ha questo primo caso di dare origine a focolai locali di infezione, “dobbiamo capire bene la storia” del paziente, ha precisato l’ex presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss): “Da dove viene, che cosa ha fatto, come è arrivato in Egitto, che contatti ha avuto”. È quindi troppo presto per fare previsioni in questo senso.

il giornale.it

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