Pm “graziano” Casarini & Co. ma indagano le Fiamme gialle

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La richiesta di archiviazione dell’indagine su Luca Casarini e su Pietro Marrone, rispettivamente capo missione e comandante della nave Mare Jonio, potrebbe non comportare la definitiva chiusura del caso.

Gli inquirenti infatti, così come ha rivelato Il Fatto Quotidiano, potrebbero mettere gli occhi sull’operato della Guardia di Finanza. Per questo, all’interno degli uffici della procura di Agrigento, che ha in mano le indagini, sono ore molto concitate. Il caso Mare Jonio, come si sa, è nato nello scorso mese di marzo, quasi un anno fa.

Dopo un periodo relativamente tranquillo sul fronte immigrazione, a largo di Lampedusa si è riaffacciata una nuova nave di un’Ong con 49 migranti a bordo. L’imbarcazione era per l’appunto la Mare Jonio, appartenente all’Ong italiana Mediterranea Saving Humans. L’intento dei membri dell’organizzazione era sfidare per la prima volta il decreto sicurezza varato nel precedente mese di ottobre, voluto in particolar modo dall’allora ministro dell’interno Matteo Salvini.

Per questo l’equipaggio della Mare Jonio non ha rispettato l’alt imposto dalla Guardia di Finanza alla nave, la quale è entrata in acque italiane prima di essere sequestrata e condotta verso il porto di Lampedusa. Le indagini della procura di Agrigento, fino a ieri, vertevano su questo episodio e cioè sulla forzatura del blocco attuata da Casarini e Marrone. Poi, come già scritto nelle scorse ore, i magistrati della procura siciliana hanno chiesto l’archiviazione proprio nei confronti dei due indagati.

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Secondo gli inquirenti dunque, Casarini e Marrone non sono perseguibili per i reati per i quali erano accusati, ossia favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e mancato rispetto di un ordine dato da una nave militare. Anzi, come detto prima, i magistrati agrigentini potrebbero aprire un fascicolo sull’ordine impartito dalla Guardia di Finanza.

In particolare, a destare l’attenzione degli inquirenti è stata una parte delle intercettazioni relative al dialogo tra equipaggio della Mare Jonio ed il pattugliatore Apruzzi delle Fiamme Gialle. Dal mezzo militare, nell’intimare lo stop alla nave dell’Ong, si farebbe riferimento per due volte ad un divieto di ingresso in acque di competenza italiana imposto dall’autorità giudiziaria.

Tale divieto però non è stato mai emanato, né poteva esserlo in quanto l’autorità giudiziaria non ha il potere di imporlo. Da qui le possibili accuse rivolte nei confronti della Guardia di Finanza, con l’alt ordinato dal pattugliatore Apruzzi che potrebbe, secondo gli inquirenti, fa configurare un reato. Con i finanziari che, a questo punto, potrebbero diventare a loro volta indagati dopo la richiesta di archiviazione per Casarini e Marrone.

Anche perché, secondo indiscrezioni riportate sempre su Il Fatto Quotidiano, secondo i magistrati siciliani in quel momento specifico non si potevano percorrere vie alternative allo sbarco in Italia. Infatti, tra le motivazioni che hanno portato la procura di Agrigento a chiedere l’archiviazione per i due della Mediterranea, vi è anche quella secondo cui era impossibile portare i migranti in Libia, in quanto non ritenuto porto sicuro, così come in Tunisia, visto che quest’ultimo paese non ha una zona Sar. Le indagini quindi sono destinate a proseguire.

il giornale.it

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