Cina, mercati popolari nel mirino: qui si originano i virus mortali

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Per quale motivo tutti i virus più pericolosi e contagiosi degli ultimi anni sono arrivati dall’Asia e, in modo particolare, dalla Cina?

La risposta, come sottolinea un dossier del quotidiano La Repubblica, è una: in questo continente si sono mantenute ancora oggi pratiche sociali tradizionali.

Può sembrare assurdo, ma un Paese ultra avanzato come la Cina, che può contare su treni velocissimi, tecnologie che sembrano provenire dal futuro, il 5g e altre diavolerie simili, sia rimasto ancorato a uno stile di vita diametralmente opposto rispetto alla modernità che vorrebbe incarnare. Eppure è proprio così.

Gli effetti della globalizzazione, tra cui i numerosi collegamenti aerei e le interconnessioni con il resto del mondo, hanno fatto il resto agevolando la diffusione dell’epidemia.

Quando parliamo di pratiche sociali tradizionali, è importante chiarirlo, ci riferiamo in prima battuta alla scelta di mangiare certe specie di animali, quindi alle modalità attraverso le quali si vendono questi particolari alimenti.

I mercati popolari e l’assenza di igiene

In Cina sono molto diffusi i cosiddetti mercati popolari, luoghi dove nella maggior parte dei casi mancano le più basilari norme igienico sanitarie.

L’epidemia del nuovo coronavirus è partita proprio da uno di questi luoghi, nel centro della città di Wuhan, una megalopoli di circa 11 milioni di abitanti.

In breve tempo, la misteriosa malattia polmonare, partita per la precisione da un mercato del pesce in cui si vendevano anche animali vivi di ogni tipo, ha superato i confini della provincia dello Hebei e ben presto anche quelli nazionali.

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C’è un dato interessante che vale la pena prendere in considerazione: sette malattie infettive su dieci di quelle che colpiscono gli uomini nascono dagli animali. Le modalità del contagio sono tuttavia ancora avvolte nel mistero.

Come fa notare il quotidiano Libero, il fatto di trovarsi in un mercato tradizionale asiatico, a contatto con specie off limits e in condizioni igieniche a dir poco precarie, aumenta vertiginosamente le possibilità di contagio.

Il motivo? Facile: gli animali vengono macellati vivi sul posto. Come se non bastasse, i loro liquidi scivolano a terra e vengono calpestati dagli altri animali ancora vivi, anch’essi in procinto di essere venduti. Non aiuta neppure l’usanza di offrire il sangue dal collo dell’animale appena ucciso ai clienti.

Mutazioni e trasmissioni

A cavallo tra il 2002 e il 2003, il virus della Sars era nato proprio in uno di questi mercati, nel Guandong.

In breve tempo la Severe acute respiratory syndrome era riuscita a uccidere centinaia di persone e infettato migliaia di cinesi. L’origine? Una specie rara di animali venduta tra le bancarelle e considerata un “piatto prelibato”.

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Per quanto riguarda il coronavirus, al momento circolano due ipotesi. La prima è che l’epidemia possa aver avuto origine nei pipistrelli, la seconda – la versione più accreditata – parla invece di serpenti. Unendo i pezzi del puzzle, le autorità cinesi ritengono che il virus 2019-nCoV, dopo una mutazione, possa essere arrivato dall’uomo dai serpenti, infettati a loro volta dai pipistrelli.

In ogni caso è impensabile che uno Stato come la Cina, che punta a un futuro ricco e prospero, debba ancora fare i conti con epidemie del genere.

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