Il candidato di Zingaretti in Calabria? Faceva il tifo alle urne per il centrodestra

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Milano – Nel Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Tancredi dice al principe di Salina «se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».

Nel periglioso mare della politica regionale calabrese c’è invece il Tonnopardo, uno strano animale col cuore a destra e la candidatura a sinistra. Già, perché Pippo Callipo, l’uomo a cui il Pd ha affidato le sorti del centrosinistra calabrese, è una specie di camerata in sonno, che solo qualche anno fa sponsorizzava la pasionaria nera Wanda Ferro (già Msi oggi Fratelli d’Italia): «È l’unica che può liberare una Regione prigioniera di una politica che, nonostante i guasti arrecati e che tutti conosciamo, resiste ad ogni rottamazione», diceva Callipo nel 2014. Al tavolo con lui c’era il meloniano Fabio Rampelli, la stessa Ferro e abbracciata con Giovanni Toti – indovina indovinello – la berlusconiana Jole Santelli, che oggi è la sua sfidante. Secondo gli ultimi sondaggi l’azzurra sarebbe molto avanti ma la partita non è ancora chiusa.

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Solo gli stupidi non cambiano idea, e infatti a pensar male bisognerebbe ricordare che l’ex presidente di Confindustria Callipo qualche anno prima era già stato candidato alla regione, stavolta sotto le insegne dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.

I tonnopardi, intendiamoci, ci sono anche dall’altra parte. Non è un caso se nelle fila del centrodestra si siano precipitati a candidarsi alcuni signori delle tessere (con qualche piccola macchia nel pedigree giudiziario) che solo qualche mese fa erano nella corte del democrat Mario Oliverio e che Callipo non ha voluto in lista. Soprattutto, dicono i maligni, per non doverci avere a che fare in caso di vittoria e successiva spartizione delle poltrone. Questo spiega anche perché i grillini non se la sono sentita di appoggiare Callipo, anche se adesso si mordono le mani per le parentele ingombranti del loro candidato Francesco Aiello, svelate dal Fatto quotidiano (un cugino ‘ndranghetista di spessore) e quelle rivelate da Repubblica (un piccolo abuso edilizio).

Il presidente M5s della commissione Antimafia Nicola Morra ha preso le distanze dal «suo» candidato, Aiello ha risposto («i fatti scompaiono a beneficio delle congetture») ma la sua è una corsa disperata, superato «a sinistra» persino dall’outsider Carlo Tansi, ex capo della Protezione civile, sui cui sembra concentrarsi il voto dei delusi Pd e M5s. Certo, un parente mafioso e un abuso edilizio sono il minimo comune denominatore in una regione dove la ‘ndrangheta spadroneggia e decide a tavolino le elezioni – lo sostengono pentiti e inchieste giudiziarie – grazie al via vai di politici a caccia di consensi nelle case dei boss. Loro sì, che hanno in mano i sondaggi veri…

il giornale.it

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