Bibbiano, il gip affossa gli indagati: “Un tasso potenziale di criminalità”

Due dei principali indagati dell’inchiesta Angeli e Demoni, condotta dalla procura di Reggio Emilia sui casi dei presunti affidi illeciti, sono tornati in libertà, ma le valutazioni del gip sui loro profili fanno emergere circostanze sempre più preoccupanti.

Federica Anghinolfi, responsabile dei servizi sociali della Val d’Enza da mesi al centro delle indagini sui fatti di Bibbiano con l’accusa di aver stilato false relazioni per togliere i bimbi alle proprie famiglie sulla base di fatti mai accaduti, adesso non è più agli arresti domiciliari. Così anche Francesco Monopoli, collega di Anghinolfi finito nel registro degli indagati.

Le motivazioni del ritiro delle misure cautelari nei confronti dei due assistenti sociali stanno nell’impossibilità, considerando la fase finale a cui sono ormai giunte le indagini, di inquinare le prove. L’inchiesta sulle storie dei bambini di Bibbiano sta arrivando a conclusione e gli elementi di prova raccolti “cristallizzati” e “solidi”, secondo le ultime valutazioni del gip aprirebbero scenari che descrivono i principali indagati come le menti di un “programma criminoso unitario finalizzato a sostenere l’esistenza di abusi in realtà mai avvenuti”.

Secondo le carte, Monopoli, Anghinolfi, ma anche Nadia Bolognini della Onlus Hansel e Gretel guidata dal guru Claudio Foti e la psicologa Imelda Bonaretti, lavoravano per smascherare una rete di pedofili che agiva nella Val d’Enza e, sulla base dei fatti avvenuti nella Bassa Modenese circa venti anni fa, cercavano di confermare attraverso falsi racconti l’esistenza dell’organizzazione pericolosa. Un film creato ad arte. Di fatto, la rete di pedofili non sarebbe mai esistita. E il meccanismo, ben collaudato, messo su dagli indagati per riuscire a denunciare abusi mai avvenuti e così strappare i figli dalle proprie famiglie naturali porta il gip ad una sola conclusione. Secondo le valutazioni, la personalità di Anghinolfi “risulta mostrare un peculiare atteggiamento che denota il suo tasso potenziale di criminalità”. Per il giudice, la capa dei servizi simpatizzante delle famglie arcobaleno: “È fortemente corrispondente per indole anche per inclinazione personale e comunanza ideologica alle posizioni aprioristiche di cui risulta ispiratrice (al pari di Monopoli, Foti e Bolognini)” e, sarebbero “la sua stessa condizione personale e le sue profonde convinzioni a renderla portata a sostenere con erinnica perseveranza la causa dell’abuso da dimostrarsi a ogni costo”.

E in effetti, per riuscire a dimostrare l’esistenza dei mostri immaginari con i quali combattevano, gli indagati erano arrivati ad insinuare perfino che tra gli orchi che stupravano i bambini fossero coinvolti giudici, magistrati e forze dell’ordine. A raccontarlo alcuni testimoni. “Monopoli mi disse che vi era una cerchia di persone, che mi lasciò intendere essere molto potenti, dedita alla pedofilia. Una cerchia a cui le famiglie dei bambini da loro protetti avevano venduto i propri figli per soddisfare le pulsioni sessuali del gruppo”. Ha raccontato Anna Maria Capponcelli, consulente tecnico del Tribunale per i minorenni di Bologna. Una storia completamente inventata. Non la sola, secondo le testimonianze di Cinzia Magnarelli, che ha invece ammesso che Monopoli le aveva parlato di “racconti dei bimbi da cui emergeva la sussistenza di omicidi di altri bambini, ma anche episodi di cannibalismo e rituali religiosi satanici”. Il sequel dei Diavoli della Bassa era il filo conduttore dei racconti di Monopoli.

A parlare delle storie degli stupratori di bambini all’ ex comandante della polizia municipale Cristina Caggiati, era stata invece Anghinolfi che, racconta la testimone, “da diversi anni mi parlava di una rete di pedofili che, la stessa, ipotizzava essere operante anche nel territorio della Val d’ Enza”. Ma c’è di più. Questa volta la Anghinolfi aveva cercato di ampliare ulteriormente la cerchia. Nel racconto aveva menzionato, oltre a magistrati e forze dell’ordine, anche gli “ecclesiastici”. E, come se non bastasse, parlò di intrecci con la ‘ndrangheta per poi arrivare a sostenere che anche il piccolo Tommaso Onofri, rapito e ucciso nel 2006 a Parma da un muratore per chiedere un riscatto, fosse tra le vittime di questa rete di pedofili. Storie dell’orrore senza un pizzico di verità ma che servivano ai protagonisti dell’inchiesta per giustificare la loro ossessione nell’accusare i genitori di abusi mai avvenuti e arrivare a togliere i bimbi alle famiglie.

A confermarlo sono due psicologhe le cui testimonianze sono finite a verbale: “Loro (riferendosi ad Anghinolfi e Monopoli, ndr), tenevano in mente prevalentemente l’obiettivo abuso sessuale, tutto ruotava attorno a tale obiettivo e su di esso ci veniva chiesto di orientare i nostri accertamenti anche quando vi erano versioni alternative all’ abuso su cui lavorare e da approfondire”. E sebbene i due indagati siano tornati ad essere uomini liberi, il gioco illecito è stato smascherato e i due non potranno continuare a rovinare la vita alle famiglie a causa delle loro ossessioni ideologiche. Monopoli e Anghinolfi sono stati infatti sospesi dall’attività. Dopo tutto, osserva il gip, “i contatti con il mondo politico e ideologico di riferimento, proprio in ragione dell’ampio risalto dato dai mass media alla vicenda non avranno verosimilmente in concreto esiti negativi (…), posto che il timore per la propria immagine pubblica che un appoggio diretto agli indagati comporterebbe costituirà un adeguato cordone sanitario più di qualsivoglia altra misura cautelare”.

il giornale.it

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