La stanchezza di Greta. No ai selfie e poi a casa: “Mi serve una vacanza”

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Ha fatto su e giù per l’Atlantico in barca, ha affrontato le onde, il vento, i vortici e i vertici del clima, la conferenza Cop25 di Madrid, le Nazioni unite, le proteste di piazza, gli attivisti che la vogliono vedere, salutare, applaudire, i giornalisti che la seguono, i fotografi che la rincorrono, Trump che non la sopporta, e poi i palchi e i microfoni, gli appelli da rinnovare, il pianeta da salvare, perfino una candidatura al Nobel per la pace (sfumato, ma capite?, il Nobel per la pace…) e la copertina di Time e, per non farsi mancare nulla, un viaggetto attraverso il Vecchio continente con l’auto elettrica (guidava il papà), per arrivare a Torino, e trovarla innevata, gelida, ma con cinquemila ragazzi e ragazze e anche qualcuno non più giovane ad accoglierla, aspettarla, circondarla.

E alla fine, un po’ come il Signore al settimo giorno, dopo tante fatiche, anche Greta Thunberg si riposò. Genesi di un fenomeno globale.

Non si può dimenticare, anche se, in effetti, negli ultimi mesi molti hanno fatto di tutto per ostentarlo nelle parole, ma nasconderlo nei fatti, che Greta Tintin Eleonora Ernman Thunberg ha (ancora per poco, fino al 3 gennaio prossimo) sedici anni. Ed è dall’agosto dell’anno scorso, quando ne aveva ancora soltanto 15, che non si ferma un attimo: prima si è piazzata fuori dal parlamento svedese per chiedere al governo di agire contro il cambiamento globale; poi è diventata una icona del movimento, in perenne movimento pure lei. Ora però, che è arrivata (quasi) al capolinea, cioè il ritorno a casa sua, a Stoccolma, Greta è stanca. Da Torino, passando per Milano, andrà in Germania, e poi in Svezia. «Andrò verso casa, con qualche tappa lungo il percorso. Farò un po’ di vacanza, perché non puoi andare avanti senza riposare» ha detto. Anche se poi ha rassicurato i suoi sostenitori: «Non mi servirà molto tempo per essere di nuovo pronta e riposata».

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Ieri, a Torino, dove era attesa per il presidio numero cinquanta dei «FFF», ovvero Fridays for Future, ha iniziato a mostrare qualche segno di fatica, dopo mesi e mesi in cui si è dedicata completamente alla sua missione: ha cancellato la conferenza stampa prevista, chiedendo, anziché di incontrare i giornalisti, di potersi riposare un pochino.

Poi avrebbe dovuto essere ospitata in casa di uno dei ragazzi del movimento, ma il suo staff ha deciso di farla ripartire subito dopo l’evento in piazza Castello, dove c’era anche il sindaco Appendino. Infine gli organizzatori hanno raccomandato di evitare selfie con Greta, per non stressarla: «Chiediamo cortesemente di non agire prepotentemente per avere una foto con Greta». E lasciatela un po’ in pace, dài.

È vero che non va a scuola da quel dì, in cui iniziò a protestare (suo padre è contrario, così sostiene, però sostiene anche la sua Greta e la sua battaglia, quindi…); è vero che trova sempre qualcuno pronto a scarrozzarla, a emissioni (più o meno) zero; è vero che non si è sottratta comunque agli appelli alla folla, decimata un poco dal freddo e dal gelo («Il 2020 sarà l’anno dell’azione. Are you with me?», e il pubblico, giubilante: «Yes», è ovvio, tutti con lei, sulla Tesla e sulla barca, per carità non su un aereo, piuttosto un monopattino), e nemmeno a una versione «riscritta» e, bisogna dire, assai funerea di Bella ciao («We need to build a better future/ and we need to start right now»).

Ma Greta, cerata gialla oversize e berretto grigio, ieri aveva «l’aria un po’ sbattuta», come diciamo noi mamme. E le mamme poi, di solito, sentenziano: devi riposarti. Forse, dopo non avere ascoltato papà Svante per tutti questi mesi, alla fine Greta ha ascoltato mamma Malena. Buone vacanze, senza lasciare tracce inquinanti, ovvio.

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