L’ammiraglio De Felice striglia gli incapaci al governo: “Blitz militare in Libia per liberare i pescatori italiani”

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Roma, 8 ott – “Il governo se davvero volesse difendere la nostra sovranità e gli italiani dovrebbe intervenire con un blitz e liberare i nostri pescatori nelle mani del criminale Haftar. O quanto meno fare pressioni militarmente, schierando le nostre navi di fronte le coste della Cirenaica, come fecero gli Stati Uniti quando la Libia decise di estendere unilateralmente le acque territoriali”. Non ha dubbi l’ammiraglio Nicola De Felice: i pescatori italiani, da 40 giorni imprigionati dalle truppe del generale Haftar in una caserma di Bengasi e che il 20 ottobre saranno processati, non vanno abbandonati e vanno riportati a casa a qualsiasi costo. De Felice, in servizio fino al dicembre 2018 come comandante per la Marina militare per la regione Sicilia e tra i massimi esperti di Legge del mare ci ha spiegato perché la questione è molto delicata e perché il governo Conte deve assolutamente intervenire.

Ammiraglio, in virtù di che cosa Haftar ha sequestrato i nostri pescatori e ora vuole processarli?
In virtù di nulla. Sulla base della decisione unilaterale della Libia ai tempi di Gheddafi, nel 2005, di estendere le proprie acque territoriali, appropriandosi indebitamente – diciamo così – di acque internazionali. Decisione peraltro mai riconosciuta dalla comunità internazionale e che men che mai dovrebbe riconoscere l’Italia. Il processo ai nostri pescatori in tal senso è una trappola.

Perché?
E’ chiaro che se Haftar, la cui autorità non è riconosciuta da nessuno – la comunità internazionale ha legittimato solo il governo di al Sarraj – processa i nostri pescatori legittima l’appropriazione indebita delle acque internazionali. Quella che la Libia chiama zona economica esclusiva e che va ben oltre le miglia nautiche delle acque territoriali. Se cittadini stranieri, in questo caso italiani, vengono processati per aver pescato in acque territoriali vuol dire che quelle sono acque territoriali. Ma invece così non è.

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E che possiamo fare?
Non dobbiamo riconoscere la legittimità del processo né sottostare al ricatto dello scambio dei nostri pescatori con la liberazione di 4 scafisti condannati a 30 anni di carcere in Italia per la morte di 49 immigrati e che secondo Haftar sarebbero dei semplici calciatori. Il governo sta colpevolmente sottovalutando la vicenda, che purtroppo richiama alla memoria il caso dei due marò, con cui ci siamo piegati all’India. Bisogna fare pressioni ad ogni livello.

Sarebbe opportuno coinvolgere l’Onu?
Assolutamente sì, già in passato l’Organizzazione marittima internazionale, che fa capo alle Nazioni Unite, è intervenuta per dirimere questioni simili. E anche noi, come governo italiano – si ricordi il caso della Croazia, che voleva estendere le acque territoriali prima di entrare nella Ue – ci siamo fatti valere, bloccando il governo croato. All’epoca però per fortuna c’era un governo di centrodestra e Berlusconi premier.

Oltre all’opzione militare, come potremmo intervenire?
Fermo restando che sono dell’idea che dovremmo mostrare i muscoli contro questi qua – visto che sappiamo esattamente dove si trovano i nostri concittadini e che abbiamo incursori di Marina perfettamente in grado di liberarli – se avessimo un governo degno di questo nome e un ministro degli Esteri capace dovremmo fare pressioni innanzitutto su Arabia Saudita ed Emirati Arabi – i due Paesi che più foraggiano le truppe di Haftar – ma anche su Egitto, Francia, Russia, in modo tale da far richiamare all’ordine il generale della Cirenaica. Potremmo anche fare pressioni di tipo economico, bloccando le esportazioni, per esempio. Tutto, pur di non restare a guardare come sta facendo ora Conte.

C’è il rischio di passare per deboli sullo scacchiere del Mediterraneo?
Assolutamente sì. Ormai siamo stati ricacciati nei nostri confini nazionali, abbiamo perso influenza nei Balcani, nel Nord Africa – basti guardare a quello che sta avvenendo in Tunisia – e ora siamo il ventre molle dell’Europa. Ci attende una primavera di fuoco…

In che senso?
Con la cancellazione dei decreti Sicurezza e il nuovo decreto sull’accoglienza che spalanca le porte alle Ong e agli scafisti, c’è rimasto solo il maltempo a impedire gli sbarchi. Non appena ci saranno le condizioni per navigare, saremo invasi dai clandestini.

Adolfo Spezzaferro

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