Salerno, allarme scabbia all’ospedale Martiri del Villa Malta

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È stata avviata la profilassi per i pazienti e il personale sanitario e sono stati bloccati i ricoveri in terapia intensiva, perché l’infezione ha ridotto i camici bianchi in servizio.

Sono queste le prime conseguenze dell’emergenza scabbia che si è scatenata all’ospedale Martiri del Villa Malta di Sarno, nel Salernitano. L’allarme è partito quando sulle braccia e le gambe di un uomo ricoverato nel reparto di cardiologia sono comparse delle vistose macchie rosse e delle bolle. Dopo approfonditi esami è stato confermato il sospetto scabbia ed è scattato il protocollo per le malattie infettive.

Oltre ai pazienti ricoverati e al personale sanitario, già sottoposti a profilassi, nei prossimi giorni potrebbero essere richiamati nel nosocomio persone che sono entrate in contatto con il malato. Anche loro verranno sottoposti ad accertamenti al fine di verificare un eventuale contagio. La scabbia è una malattia contagiosa della pelle. Si verifica tra gli esseri umani e in altri animali. È stata classificata dall’Organizzazione mondiale della sanità come una patologia legata all’acqua.

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È causata, principalmente, dall’acaro “Sarcoptes scabiei”, un parassita molto piccolo e di solito non direttamente visibile, che si inocula sotto la pelle del soggetto colpito, provocando un intenso prurito allergico. L’infestazione negli animali causata da specie di acari simili viene chiamata “rogna sarcoptica”. La malattia può essere trasmessa da oggetti, ma più spesso dal contatto diretto pelle-pelle, con un elevato rischio dopo un contatto prolungato. L’infestazione iniziale richiede da quattro a sei settimane per diventare sintomatica.

Poiché si riscontrano sintomi allergici, oltre al ritardo nella presentazione si ha anche un significativo ritardo nel sollievo, dopo che i parassiti sono stati sradicati. La scabbia crostosa, precedentemente conosciuta come scabbia norvegese, è una forma più grave d’infezione spesso associata alla immunosoppressione. La trasmissione avviene tramite contatto diretto da persone o animali domestici già infetti. La femmina dell’acaro scava dei cunicoli nell’epidermide in cui depone ogni giorno 1-3 uova, morendo dopo 1-2 mesi, alla nascita dei nuovi acari. Questi creano a loro volta dei cunicoli. Si afferma che vi sia un’infezione quando si mostrano 10-15 femmine e nei casi peggiori si può assistere anche alla presenza di migliaia di esemplari. Di tutte le uova depositate si stima che solo l’1% o meno diventi adulto. Un altro caso di scabbia, sempre a Salerno, è stato segnalato qualche mese fa. Anche allora fu avviata immediatamente la profilassi, i dirigenti sanitari ridussero i posti letto nel reparto, per evitare un’epidemia, e sono corsero ai ripari isolando le persone che avevano contratto la malattia

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