Marco Travaglio processa e fa a pezzi Di Maio sul “Fatto Quotidiano”: «Se l’è cercata»

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«I voti che Salvini perde a destra li intercetta la Meloni. Ma quelli post-ideologici, più che nel centrosinistra, potrebbero traslocare nei 5Stelle. Se i 5Stelle ritrovassero la parola». Lo scrive Marco Travaglio, sul Fatto Quotidiano. Un editoriale durissimo, il suo. Fa letteralmente a pezzi Luigi Di Maio. Che – dice – «se l’è cercata». Nessuno infatti «l’ha obbligato nel 2017 a diventare il capo politico dei 5Stelle». Poi «a cumulare la carica con addirittura tre poltrone governative nel Conte 1. Né a scegliersi nel Conte 2 il dicastero degli Esteri».

L’analisi durissima di Marco Travaglio

«Non lo invidieremmo», incalza Travaglio, «neppure se restasse “soltanto” il capo del M5S». Fra tutte le forze politiche in campo, infatti, «è la più complicata da guidare. Di Maio deve fare i conti ogni giorno con Grillo, Casaleggio jr., Rousseau e i suoi iscritti, e poi Di Battista, Fico, i malpancisti».

I 5Stelle, «descritti per anni come un “partito personale” (di Grillo, o di Casaleggio, o di tutti e due), non sono mai diventati né un partito, né tantomeno personale. Ed è la loro fortuna e la loro maledizione. Fortuna perché mantengono una vivacità di dibattito interno sconosciuta agli altri. Maledizione perché, in una politica decisa da 4-5 capi, i 5Stelle appaiono gli unici eternamente rissosi e spaccati».

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Può darsi che il M5S, una volta realizzato il grosso del suo programma e “grillizzato” la politica, «abbia esaurito la sua funzione e sia destinato a rapida estinzione.». Ma «può anche darsi che abbiano un futuro, sia pur molto diverso dal passato. Ed è qui che, oltre a non invidiare Di Maio, fatichiamo a capirlo. Dopo la débâcle delle Europee e il cambio di alleanze del Conte 2, un leader astuto avrebbe coinvolto tutte le anime del Movimento nella sua gestione». Invece «il mille volte annunciato “nuovo assetto” interno somiglia tanto a Godot: tutti lo aspettano, nessuno sa chi sia né che faccia abbia né cosa voglia, lui fa sapere che oggi non verrà ma domani sì, e infatti non arriva mai».

«Possibile che Di Maio & C. non avvertano questo vento di radicalità gentile che gonfia le vele ai movimenti di piazza, dai Fridays for Future alle Sardine? Che aspettano a parlare a queste persone?». Per Marco Travaglio Di Maio & C. si attardano «in polverose narrazioni da vecchi notabili democristiani». «Ma lo capiscono o no che i piccoli e medi evasori non voteranno mai per loro, perché si fidano molto di più di chi li garantisce da una vita? E che fuori da quel piccolo mondo antico c’è un paio di generazioni post-ideologiche come loro che attendono soltanto un segnale? Hanno la fortuna di esser nati “né di destra né di sinistra”, ma si stanno trasformando in un guazzabuglio di gente di destra e di sinistra che ogni giorno litiga sul restare col Pd o tornare con la Lega (auguri)».

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