L’Italia declassata a “quasi spazzatura”: aria di patrimoniale

Roma «Non c’è nessuna volontà di varare una patrimoniale». Il premier Conte e i suoi due vice, Salvini e Di Maio, lo hanno detto all’unisono al termine del Consiglio dei ministri di ieri.

Ma a Palazzo Chigi sanno bene che esiste un’opzione in più nel caso la situazione precipitasse ulteriormente dopo il downgrade di Moody’s che ha ridotto il giudizio sull’Italia da «Baa2» a «Baa3», un gradino sopra il livello spazzatura.

L’outlook, cioè le prospettive del rating, sono stabili perché l’Italia ha un’economia solida e diversificata e per il surplus delle partite correnti ma, soprattutto per un altro motivo più prosaico. «Le famiglie italiane – si legge nella nota – hanno un elevato patrimonio, un cuscinetto importante contro shock futuri e, potenzialmente, anche una fondamentale fonte di finanziamento per lo Stato». Non si tratta di un’ingiunzione come quella del Fondo monetario internazionale o dell’Ocse che nei mesi scorsi avevano suggerito di spostare la tassazione «verso la ricchezza, la proprietà e i consumi, ampliando la base imponibile» tagliando la spesa corrente e abbassando la pressione fiscale sui fattori produttivi.

L’esatto contrario di ciò che sta facendo l’attuale governo che, a fronte, di un carico fiscale sostanzialmente invariato (ma per alcune imprese aumenterà) aumenta il deficit per fornire sussidi come il reddito di cittadinanza. Ma gli italiani sono così ricchi come afferma Moody’s? Effettivamente, l’ultimo dossier «Conti finanziari» della Banca d’Italia evidenzia come alla fine del secondo trimestre 2018 i nostri concittadini disponessero di circa 4.300 miliardi di asset tra depositi, titoli di Stato, azioni e quote di fondi comuni. Si tratta di un valore a due volte e mezzo il Pil (circa 1.700 miliardi). A questi si aggiungono 6.200 miliardi di asset immobiliari (dati relativi al 2014 censiti dalle Entrate e dal dipartimento delle Finanze).

Insomma, con 10.500 miliardi di patrimonio gli italiani sono la gallina dalle uova d’oro per uno Stato spendaccione. Tanto più che, come ricorda l’ultimo Bollettino economico di Bankitalia, nel secondo trimestre del 2018 il debito delle famiglie italiane in rapporto al reddito disponibile si è attestato al 61,4% (dal 61,1 di fine marzo), un livello ben al di sotto di quello medio dell’area dell’euro (94,9%). Il debito delle famiglie vale il 41,1% del Pil (57,8% nell’area dell’euro). Insomma, suggerisce Moody’s, poiché gli italiani sono relativamente ricchi e poco indebitati, in caso di emergenza si possono colpire questi patrimoni per far quadrare i conti. Nello scorso aprile, dinanzi ai consigli non richiesti di Fmi e Ocse, la Cgia di Mestre ricordava che tutti noi paghiamo oltre 45,5 miliardi di patrimoniali l’anno tra Imu, Tasi, imposte di bollo e di registro, Tobin Tax e tasse di successione. Dunque non sarebbe il caso di inasprire il carico fiscale.

Perché Moody’s ha bocciato l’Italia (e, a cascata, boccerà enti pubblici e le banche piene di Btp)? Perché programmi di politica fiscale ed economica del governo gialloverde «non comprendono un’agenda coerente di riforme che spinga, in modo sostenuto, la crescita» e, di conseguenza, anche le previsioni di incremento del Pil paiono sovrastimate. Senza una politica giudiziosa, pertanto, la patrimoniale resterà l’unico modo per evitare l’inferno di un’Italia degradata a «spazzatura».

IL GIORNALE.IT

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