Firenze, abusi choc nel pollaio: “Io, frustata, legata e stuprata”

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Nel pomeriggio di questo mercoledì, 11 dicembre, è stato affrontato nuovamente il caso choc che vede protagonista una donna toscana di nome Patrizia, la quale in una prima intervista concessa a Barbara d’Urso aveva confidato quanto subito recentemente in un pollaio, da parte di un ex cognato.

Nella puntata andata in onda martedì 10 dicembre, Patrizia aveva, cioé, dichiarato di essere stata segregata, umiliata, torturata e violentata per all’incirca un mese, nelle campagne tra Rufina e Pontassieve, in provincia di Firenze.

L’aguzzino ha tenuto la 53enne legata ad una brandina per poi portarla in una roulotte, senza mai permetterle di recarsi in bagno, e alimentava la donna solo con acqua e biscotti, così come la stessa vittima ha riportato al talk pomeridiano di Canale 5: “Sono stata una settimana legata a quella maledetta brandina, mi facevo pipì e altro addosso. Dopo quella prima settimana mi hanno riportato nella roulotte: mi lavano con acqua gelata, io ero lì tutta nuda, e loro mi hanno insaponato, insultandomi su quanto fossi sporca”. Incalzata dalle domande della d’Urso, Patrizia non aveva nascosto quanto subito dal suo aguzzino e i presunti complici di quest’ultimo, un fratello e la compagna:”Mi hanno buttato secchiate di acqua gelata, mi hanno asciugato e rivestito: ‘ah Patrizia, in base a come tu rispondi, ogni risposta sbagliata più frustate avrai’, così mi dicevano in continuazione. Tutte le ferite che c’ho sono andate via, tranne un segno al braccio e colpi all’orecchio, rimangono le ferite dell’anima. Minacciavano mio figlio e mi violentavano: era un incubo che non finiva più”.

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La donna sostiene di essere stata portata nel lercio pollaio degli abusi con l’inganno:”Dovevamo discutere questioni di famiglia. Mi hanno fatto entrare in roulotte e dopo il terzo bicchiere che ho bevuto ho sentito come un fortissimo sonno e la testa mi girava tutta. Mi sono svegliata il giorno dopo, mi avevano fatto la colazione e poi mi hanno chiesto di andare a prendere le uova nel pollaio: da lì è cominciato l’incubo”. “E nel frattempo – a parlare è Barbara d’Urso, che in studio non è riuscita a trattenere le lacrime per quanto appreso da Patrizia -, la compagna del violentatore andava a ritirare il reddito di cittadinanza della povera violentata con una delega”.

Nel suo terribile racconto registrato a Pomeriggio 5, la vittima è scoppiata a piangere per le pene patite fino al momento in cui non è riuscita a liberarsi del suo aguzzino, il quale è stao arrestato: “Mi hanno frustato sotto il seno e sopra il seno, poi mi hanno legata e hanno cominciato a tagliare tutti i capelli. Io avevo grande paura e mi sono vista la morte in faccia. (…) Ho fatto sei chilometri per scappare da quel bosco maledetto e alla fine mi è venuta voglia di denunciarlo quell’assassino”.

Pomeriggio 5: il figlio di Patrizia si sfoga

In occasione della sua intervista concessa a Pomeriggio 5, Patrizia ha fatto sapere di essere stata costretta dal suo violentatore a scrivere una lettera al figlio, Manuel, in cui faceva sapere a quest’ultimo di essere fuggita via con un altro uomo, in Albania:”La compagna del mio ex cognato usava la mia Carta del Reddito di Cittadinanza: a mio figlio hanno fatto credere che io fossi scappata via con il vero padre (un albanese, ndr)”. Quanto scritto nella lettera redatta sotto costrizione dalla donna è, in realtà, tutto falso. E il figlio della vittima, incalzato a Pomeriggio 5 -nella puntata trasmessa questo mercoledì – non ha nascosto il suo dolore: “Ci ho creduto ed ero distrutto. Ho letto la sua lettera e sembrava tutto vero… ho sofferto, ma chi ha sofferto più di tutti è mia madre”.

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