“I fascisti? Solo a testa in giù”. ​Il cortocircuito delle sardine

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Un’intervista manda in tilt le sardine. Sono bastate poche parole per scatenare l’isteria ittica in vista della manifestazione di Roma: “Chiunque vuol scendere in piazza è il benvenuto.

Che sia di sinistra, di Forza Italia o di CasaPound”. Stephen Ogongo, leader (fino a quando?) del movimento romano, non ha solo costretto i fondatori ad una irritata presa di posizione. Ma ha soprattutto scatenato l’ira generale di chi ieri è andato a letto antifascista e si è risvegliato con l’incubo Di Stefano vicino di corteo. Il risultato è una spaccatura interna e un cortocircuito nella lotta dichiara all’odio.

In politica gli scivoloni si pagano. E il leader delle sardine di Roma è cascato su un’enorme buccia di banana. Aprire il banco del pesce a CasaPound è come invitare Satana a un battesimo. L’idea di fondo (“chiunque è benvenuto”) è teoricamente corretta (democratica, per così dire), ma il difetto di comunicazione è enorme. Non a caso Mattia Santori e gli altri tre fondatori, dopo ore di polemiche in rete, hanno dovuto firmare una nota ufficiale per smentire l’apertura ai “fascisti del terzo millennio”. Il senso è: “Né ora né mai”. Più chiaro di così, si muore. Nessuno in fondo si sarebbe aspettato il contrario: in piazza si canta “Bella ciao” e sono note simpatie per la sinistra dei partecipanti. Il problema qui è strutturale. E di organizzazione.

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La nota di Santori, infatti, è arrivata molte ore dopo la pubblicazione dell’intervista e (soprattutto) anche dopo il comunicato ufficiale del gruppo delle Sardine di Roma. I due testi vanno confrontati, perché raccontano una spaccatura (la seconda) sorta nel movimento. Con l’uscita di Obongo, infatti, online si era scatenato un vero e proprio putiferio. In molti sul gruppo delle sardine di Roma avevano chiesto una netta presa di posizione su quelle frasi. O almeno una smentita. Il chiarimento è arrivato in tarda mattina, ma nel comunicato non vengono mai citate né Casapound né Forza Nuova. Un testo considerato troppo generico dalle sardine, che si sono sfogate sui gruppi Facebook. In molti si sono detti “allibiti” da come vengono scelti i portavoce. Altri hanno lamentato l’assenza di un mea culpa per “aver detto una stronzata”. E in tanti erano addirittura pronti a boicottare la piazza. Per questo i fondatori bolognesi sono stati costretti a intervenire.

Il mare non era mai stato così agitato. L’incidente costringerà il movimento (che domani dovrebbe riunirsi in una sorta di congresso) ad affrontare una questione di fondo: come organizzare la partecipazione alla vita politica. I leader locali non sono stati scelti da Bologna, sono persone che hanno avuto l’unico merito di aprire per primi una pagina Fb di sardine. Era inevitabile che qualcuno potesse uscirsene con dichiarazioni poco ortodosse. Senza struttura, le sardine rischiano di implodere. Come tutti i vari girotondi e movimenti arancioni che l’hanno precedute.

C’è poi un’altra questione emersa sull’onda delle polemiche. Sembrerà secondaria, ma non lo è. Come sapete, le sardine nascono come reazione all’odio populista, eppure sono cadute di nuovo in contraddizione. Dopo gli insulti a Giorgia Meloni, contro CasaPound non sono mancate frasi violente. Si va da un classico “feccia” a “i fascisti in piazza? Sono ben accolti se a testa in giù”, passando per “l’unica apertura per Cp e Forza Nuova è quella del cranio”. L’idea di trovarsi a braccetto con le “tartarughe” può irritare, si capisce. Ma rifugiarsi in espressioni violente tradisce l’essenza stessa del movimento. O forse dimostra un’incoerenza di fondo: odio è quando a odiare è la destra.

il giornale.it

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