Pensano sia una frase di Salvini. E le sardine bocciano il loro manifesto

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Avete presente il manifesto delle sardine? Quello che ricorda ai “populisti” che “grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare”.

Bene: non ci sembrava una frase esattamente democratica. E lo abbiamo scritto. Ma ora scopriamo che anche alcune sardine pensano la stessa cosa.

Nei giorni scorsi Alessandro Morelli, parlamentare della Lega, è andato in piazza insieme ai manifestanti anti-Salvini per chiedere loro cosa ne pensavano di quel punto del manifesto. Ma per evitare prese di posizione “a priori” a ben pensato di far loro un piccolo “scherzetto”: invece di riportare quella frase come punto (centrale) del manifesto delle sardine, ha finto si trattasse di una dichiarazione del cattivissimo Matteo Salvini.

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Sapete cos’è successo? Che anche le sardine considerano “non democratico” affermare che chicchessia non abbia il “diritto di avere qualcuno” che lo stia ad ascoltare. Basta chiederlo per avere risposte incredibili: secondo lei è una dichiarazione fascista? “Penso proprio di sì, penso proprio che sia fascista”, dice un uomo. Una ragazza gli fa eco: “È assolutamente antidemocratica, ma è il riflesso di ciò che è lui (Salvini, ndr): un antidemocratico, un fascista e un razzista”. E sebbene quelle parole il leader della Lega non le abbia mai pronunciate, un’altra signora è convinta che si tratti di una “dichiarazione tipica di un personaggio come può essere Salvini”. Un cortocircuito. “È giusto andare contro chi è tiranno – sentenzia la ragazza – e Salvini lo è”. Amen.

Attenzione: non deve stupirvi tanta confusione. Ci sarà un po’ di pregiudizio anti-leghista, certo. Ma la “dichiarazione”, come dice una sardina”, è davvero “parzialmente democratica”. Basta leggerla attentamente: sostenere che qualcuno non abbia “il diritto” (il diritto!) di essere ascoltato da italiani ed elettori è assurdo. E adesso sappiamo che ad ammetterlo sono pure i diretti interessati. Il problema, in realtà, è che lo si arrivi ad ammettere solo se si pensa che a pronunciare quella frase sia stato il leader del Carroccio e non la premiata ditta Santori&co. Perché quel punto del manifesto è davvero pericoloso. Profuma di censura. Chiunque lo metta nero su bianco.

il giornale.it

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