Conte fa disastri come Monti: va in Europa e mette nei guai l’Italia col Fondo Salvastati

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Carte alla mano Giuseppe Conte si sta mostrando peggio di Monti. L’Italia è cascata in un’altra euro-trappola. Come fa notare il quotidiano La Verità, lo scorso giugno il premier ha avallato la riforma del Fondo Salvastati senza comunicare nulla al Parlamento. Il rischio, innanzitutto, è quello che il nostro Paese debba versare altri soldi senza avere la certezza di poter mai beneficiare dell’aiuto concesso dallo stesso Meccanismo europeo di stabilità (Mes). E con l’eventualità di una ristrutturazione del debito a carico dei privati. Inoltre, c’è un altro pericolo: se Roma dovesse un giorno perdere l’accesso al mercato e chiedere aiuto, sarebbe sottoposta alla cosiddetta Dsa. Ovvero un’analisi della sostenibilità del debito. A prendere posizione contro il Fondo Salvastati in via di approvazione è stato il governatore di Bankitalia Ignazio Visco. «I piccoli e incerti benefici di una ristrutturazione del debito devono essere bilanciati con il rischio enorme che il semplice annuncio della sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default, le quali potrebbero rivelarsi auto-avverantesi». Visco ha parlato questi termini del Mes durante il seminario Official monetary and financial institutions forum-Bankitalia.

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Conte e fondo Salvastati, ecco cosa rischia l’Italia

La riforma del Fondo Salvastati vuole trasformare il Mes in una sorta di meccanismo di stabilizzazione dei rischi sui debiti sovrani. Facendo in modo che le procedure e le condizioni per ricorrere agli aiuti dello stesso siano automatiche. Tutto questo contribuisce tuttavia ad aumentare la forbice delle diseguaglianze tra i vari Paesi dell’Eurozona. Con paletti molto duri per gli Stati che devono fare i conti con le finanze pubbliche più disastrate, come per esempio l’Italia. Che cosa potrebbe succedere? Alcuni tecnici stileranno una pagella sul debito italiano. A seconda del voto, potrebbe scattare la ristrutturazione e un conseguente massacro per banche e sottoscrittori. Di che cosa si tratta, spiega La Verità, l’ha detto giovedì l’europeista ed ex Pd Giampalo Galli in audizione alle commissioni riunite Bilancio e Politiche Ue. Un gruppo di tecnici con un’immunità ancora più forte di quella dei membri della Bce dovrebbe stilare una pagella sul debito. Con conseguenze drammatiche per l’Italia in caso di insufficienza. Un deputato in commissione ha chiesto: «Ma allora il Mes è uno strumento di coercizione alla politica italiana?». E Galli ha risposto: «Più sì che no». La norma, adesso, arriverà in aula senza che nessuno sappia cosa ha fatto Conte.

Lo scenario

Lo scenario di cui si parla è stato paventato dalla Lega in tempi non sospetti. Il Carroccio quando era ancora nella maggioranza aveva chiesto proprio all’allora ministro Giovanni Tria e al premier Conte di riferire in aula sulle trattative per l’approvazione del Mes. La Lega e i M5S si erano mostrati contrari alla riforma del Mes. Ergo, come osserva La Verità, in assenza di dichiarazioni è lecito supporre che a fronte di testi “considerati di fatto non più emendabili” (come ha detto Galli) l’Italia abbia dato il suo assenso a un passaggio che sia più grave del Fiscal compact di Monti. Adesso bisogna solo attendere che Conte spieghi all’Italia e al Parlamento come ha partecipato al negoziato che potrebbe tagliere in futuro le gambe all’Italia.

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