Mattarella, pugno duro dei pm su chi lo criticò: in nove rischiano processo e fino a 15 anni di carcere

Nove persone che avevano attaccato sui Social il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella rischiano ora il processo penale.
La Procura di Palermo ha, infatti, chiuso l’indagine sui nove. E si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per loro.

Nel maggio 2018, secondo la Procura di Palermo, avrebbero insultato pesantemente e, addirittura, scritto minacce di morte all’indirizzo del Mattarella.
E ora i nove sono accusati di attentato alla libertà, offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica. E anche di istigazione a delinquere.
Accuse pesanti che possono prevedere condanne fino a 15 anni di carcere.

Fra i tanti post sui Social contro il capo dello Stato, presi in esame dal pm Calogero Ferrara c’era quello di un utente che scrisse «…hanno ucciso il fratello sbagliato», proprio riferendosi all’omicidio di Piersanti Mattarella.
Un altro post contro Mattarella recitava: «Ti hanno ammazzato il fratello, non ti basta?».

La rivolta social contro Mattarella per l’incarico a Cottarelli
La Procura di Palermo aveva, inizialmente, iscritto 39 utenti social nel registro degli indagati.
Ma per 30 di questi i magistrati sono in attesa dell’identificazione da parte di Facebook.
E gli altri nove, già identificati, ora rischiano il processo.

Il sostituto procuratore di Palermo, Calogero Ferrara aveva ricevuto dalla Digos i dati di identificazioni degli autori di quelle che i pm ritengono essere minacce e insulti rivolti a Sergio Mattarella.
La rivolta social contro il capo dello Stato avvenne dopo che Mattarella aveva affidato l’incarico per la formazione del governo all’economista Carlo Cottarelli.
Un gesto che aveva trovato, ovviamente, subito il favore della sinistra. Pronta a cercare di rimettere le unghie sulle poltrone e sul potere.

In quel frangente, mentre si levavano voci fortemente critiche contro Mattarella, la polizia postale aveva avviato un monitoraggio su siti web e social. Obiettivo: segnalare all’autorità giudiziaria tutti quei comportamenti e dichiarazioni contro il presidente della Repubblica.
La Procura, con il coordinamento dell’aggiunto Marzia Sabella, ha poi proceduto un anno mezzo fa, sulla base delle segnalazioni della polizia, all’iscrizione di tutti gli utenti Social identificati, nel registro degli indagati. Ora la chiusura dell’inchiesta.

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