Ora la Germania apre all’unione bancaria Per Italia rischio autogol

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Dopo anni di nein su tutta la linea, con un ostracismo che ha impedito il completamento dell’unione bancaria europea, la Germania apre alla creazione di un meccanismo comune di protezione dei depositi.

Meglio detto, è il ministro tedesco delle Finanze, Olaf Scholz, a ventilare per la prima volta la possibilità di aprire il paracadute comunitario per tutelare i risparmiatori.

Pare che il successore di Wolfgang Schauble, il falco dei falchi, si sia mosso senza concordare la proposta con la Cancelliera Angela Merkel, ma non si sceglie di intervenire sulla prima pagina del Financial Times se non si ha la possibilità di mandare in porto il progetto. A pensar male, del resto, si potrebbe pensare che le difficoltà in cui versano due giganti come Deutsche Bank e Commerzbank abbiano accelerato il percorso di Berlino verso un sistema più strutturato. Non a caso, l’unione bancaria dovrebbe agire, in caso di choc economici, come una sorta di antibiotico capace di dare all’eurozona la giusta risposta immunitaria. Anche passando dalla liquidazione in sicurezza delle banche fallite senza gravare sulle tasche dei contribuenti.

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Il punto è spinoso: anni di discussioni non hanno portato risultati, nonostante gli inviti di Mario Draghi. Il numero uno del Tesoro tedesco è però convinto che «la situazione di stallo deve finire». L’idea è un sistema di riassicurazione, una sorta stampella nei confronti dei fondi nazionali. In pratica, se necessario, un fondo comune europeo metterebbe a disposizione risorse, per consentire ai governi di rispettare l’obbligo di proteggere i depositi fino a 100mila euro in caso di crac.

Dura l’Abi tedesca. Sholz può tuttavia far leva sul fatto che non farà regali ai Paesi con i conti meno in ordine e con un sistema creditizio appesantito dalle sofferenze. Precise le condizioni poste. Tipo la richiesta di modifiche ai requisiti di capitale, in modo da disincentivare le banche a comprare grosse fette del debito pubblico. Una misura che chiama in causa gli istituti italiani, al pari della necessità individuata da Sholz di agire per ridurre l’ammontare degli Npl. Se la proposta dovesse concretizzarsi, sarebbe un bel regalo per la Bce di Christine Lagarde. A patto che, poi, Berlino non presenti il conto. «La Germania è importante ma è una dei 19 paesi dell’euro-zona», ha detto Lagarde. Niente sconti, quindi, senza per questo essere un falco. Ma neanche una colomba: «Spero invece di essere un gufo. Sono animali molto saggi»

il giornale.it

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