Pugno di ferro leghista sui rom: sei mesi per rispettare la legge

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“Sì, siamo contenti della mia nuova sistemazione”. Eva e suo marito lo dicono senza mezzi termini: “È meglio così”. Oggi vivono in un appartamento normale, con acqua luce e gas che dovranno pagare come tutti i normali cittadini.

Certo, fa strano sentir dire a un nomade che la Lega “ha fatto bene” o che un esponente del Carroccio “è stato bravo”. Non rientra nel gioco delle parti cui siamo abituati. Ma è così. A Ferrara, come promesso in campagna elettorale, il campo nomadi è stato sgomberato, i suoi occupanti ricollocati e costretti a pagare utenze o affitto.

Era il lontano 1989 quando il campo di via delle Bonifiche venne aperto per “riconoscere dignità” a chi è vive in base a “specifità culturali”. “Ci abitavano 40 persone, il regolamento era completamente disatteso e le condizioni igieniche a livello delle periferie africane”, racconta il vicesindaco leghista Nicola Lodi. Un panorama fatto di baracche, liquami riversati in strada e immobili fatiscenti. Degrado, ovvio. Ma anche criminalità.

Il cambio di passo risale allo scorso giugno, quando il centrodestra conquista la guida del Comune ferrarese dopo 70 anni di monocolore rosso. Una delle prime mosse è affrontare la grana di via delle Bonifiche. Quanto l’Ausl va sul posto trova “gravi criticità igienico-sanitarie e di sicurezza dell’area”: si va dai servizi igienici “in precarie condizioni strutturali” (con tanto di “materiale fecale” sul pavimento), fino alle “deiezioni umane e rifiuti” ad intassare i locali. Per non parlare dei “rifiuti di scarico delle acque domestiche e dei servizi igienici” lasciate ristagnare “a cielo aperto” vicino alle baracche. Pochi giorni i pompieri fanno giro nel campo e trovano bombole GPL “non protette dalle intemperie”, dai raggi solari o dalle possibili manomissioni, oltre alle “colonnine multipresa della distribuzione elettrica” lasciate alla pioggia. Il tutto a forte rischio incendio.

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Pure i nomadi elogiano il “metodo Lega”: “Noi, contenti dello sgombero”
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In teoria gli occupanti avrebbero dovuto provvedere alla manutenzione dell’area loro assegnata. Ma non l’hanno fatto, nonostante le migliaia di euro pubblici investiti nel tempo (leggi qui). “In dieci anni ci è costato un milione di euro – elenca il vicesindaco – Si tratta di circa 100mila euro l’anno, quindi 8mila euro al mese”. Senza contare che le precedenti amministrazioni non hanno mai chiesto “un solo centesimo” ai nomadi. Il regolamento prevedeva un “canone per l’occupazione dell’area” e l’uso dei servizi, ma la delibera non era mai stata adottata. Solo anno scorso venne stabilito un canone “di ospitalità giornaliera” da 10 euro a famiglia. Gli uffici comunali dovrebbero recuperare migliaia di euro di ammanchi, ma non sarà cosa semplice.

Alla “vergogna targata Partito Democratico”, il centrodestra ha messo una pezza con uno sgombero lampo (leggi qui). I nomadi sono stati trasferiti altrove in base alla normativa vigente: 17 persone vivono nelle strutture dell’associazione Viale K già adibite all’emergenza abitativa, altre 17 hanno ottenuto appartamenti Erp (perché con minori e disabili a carico), una persona ha trovato riparo in un progetto di cohousing e altre 3 sono uscite in autonomia dal campo beneficiando di un progetto della regione. Non si poteva sbatterli in strada, ovviamente: sono cittadini italiani e la legge lo vieta. La sfida è trovare una via che elimini sprechi e degrado, senza violare le norme.

Il piano ferrarese costerà al Comune molto meno che in passato: le utenze sono state intestate alle singole famiglie e chi vive negli alloggi Erp pagherà pure l’affitto. Tolti i 10mila euro per spostare le casette e allestire i nuovi appartamenti, l’unico esborso pubblico fisso sarà di circa 2.800 euro al mese, tra tirocini formativi (nella speranza che trovino un lavoro) e contributi all’associazione che ospita i nomadi nelle proprie strutture. Si tratta comunque di una situazione temporanea, massimo sei mesi. Lo sperimentale progetto leghista prevede che i nomadi rispettino tutti gli impegni per ottenere la proroga degli alloggi, altrimenti dovranno trovarsi una sistemazione autonoma. “Abbiamo stabilito chi poteva mantenersi, ricollocato le persone in difficoltà e chiuso il campo – rivendica Lodi – Dopo 30 anni i nomadi si pagano luce, acqua e affitto”. La domanda è: se vantano debiti di migliaia di euro per non aver mai pagato le utenze quando vivevano nel campo, perché dovrebbero iniziare adesso? “Se fra sei mesi avranno mantenuto i loro impegni, bene. Altrimenti arriverà lo sfratto”.

  1. Continua Nomadi, il campo sgomberato in tempo record

il giornale.it

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