È rischio guerra Turchia-Siria Schierati i russi per evitarla

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L a Russia critica duramente l’offensiva della Turchia alla Siria nord-orientale, come «inaccettabile».

E aumenta la pressione su Ankara, mentre cerca anche di aiutare il presidente siriano Bashar al Assad a riaffermare il dominio nella regione e colmare il vuoto creato dal ritiro delle truppe statunitensi. Un modo per affermare il ruolo del Cremlino come unico efficace mediatore nel conflitto. Ma il presidente turco Recep Tayyip Erdogan non arretra. Ieri ha precisato che andrà avanti con il suo piano: conquistare un tratto di confine di 480 km dalla città siriana di Manbij fino al confine iracheno. Dovrà accontentarsi di meno. Le forze siriane hanno già preso «il pieno controllo di Manbij e delle località nelle vicinanze». Sono entrati nella città e hanno issato la bandiera nazionale, protette anche dalla polizia militare russa che continua a pattugliare i limiti nord-occidentali dell’area di Manbij. Allo stesso tempo, le forze americane hanno lasciato la città.

L’esercito turco e le milizie arabe filo-Ankara sono state costrette a spostare la loro azione verso Kobane. Erdogan ha ribadito che «andremo fino in fondo, finiremo quello che abbiamo iniziato. Con l’operazione Fonte di pace – ha continuato – la Turchia ha intrapreso un passo vitale quanto l’operazione a Cipro del ’74», quando l’esercito turco occupò la parte Nord dell’isola come reazione a un tentativo di golpe filo-greco. Poi ha sottolineato che le truppe turche ora controllano già mille chilometri quadrati di territorio della Siria nord-orientale.

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L’invasione turca è stata innescata dal ritiro deciso da Donald Trump, che però ora sembra voler frenare anche lui il leader turco. Il presidente americano punta sulle pressioni economiche e ha deciso di «imporre sanzioni contro ministri ed ex ministri del governo turco». Saranno inoltre aumentati i dazi sull’acciaio sino al 50% e fermati i negoziati per un accordo commerciale con Ankara da 100 miliardi di dollari. «Sono totalmente pronto a distruggere l’economia turca se i leader turchi continuano questa strada pericolosa e distruttiva», ha minacciato su Twitter.

Alla mossa delle sanzioni è seguita la decisione di inviare il vicepresidente americano Mike Pence in Turchia con l’obiettivo di avviare trattative per un cessate il fuoco. «Trump ha detto chiaramente» a Erdogan che gli Stati Uniti «vogliono che la Turchia cessi l’invasione, attui un immediato cessate il fuoco e inizi a negoziare con le forze curde in Siria per mettere fine alla violenza», ha affermato Pence.

Anche la Russia ha fatto sentire la sua voce tramite Alexander Lavrentiev, inviato speciale per la Siria. Lavrentiev ha rivelato che si stanno svolgendo negoziati «in tempo reale» tra la difesa turca e siriana e i loro servizi di intelligence. E ha assicurato che Mosca lavorerà per prevenire uno scontro diretto tra truppe turche e siriane. «Nessuno vuole che questo tipo di scontro avvenga», ha precisato.

Questo quando sul piano umanitario la situazione è diventata insostenibile. Nell’area degli scontri ci sono 275mila profughi e 1,5 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza sanitaria. Molti rifugiati si stanno spostando anche verso la regione semiautonoma del Kurdistan iracheno. Lunedì ne sono arrivati 180 e altri 278 ieri. L’Oms si dice «gravemente preoccupata». Anche per gli attacchi agli ospedali e alle altre strutture sanitarie. Secondo Kerim Has, analista basato a Mosca: «Ankara non ha altra scelta se non quella di raggiungere un accordo con la Russia e gli Stati Uniti».

il giornale.it

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