Don Biancalani trasforma la chiesa in un centro di accoglienza

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Decine di materassi in tutta la chiesa e poi scarpe, zaini e vestiti. È l’idea di accoglienza di don Massimo Biancalani, parroco di Pistoia, che ha deciso di ospitare negli spazi della chiesa di Vicofaro, la più grande della città, 250 migranti.

Don Biancalani ha permesso ai migranti di occupare la chiesa, quella nuova e quella vecchia, il salone parrocchiale, i corridoi e persino quello che era il suo appartamento privato, in cui viveva da solo. Ora, invece, secondo il racconto di Repubblica, il prete condivide ogni spazio con chiunque bussi alla sua porta.

La comunità, però, che contava 7mila fedeli si è dimezzata. Quest’anno, racconta il parroco, “siamo passati da 120 a 20 bambini. Però abbiamo acquistato tanti laici che vengono qui a praticare il Vangelo: avevo fame e mi hai dato da mangiare, sete e mi hai dato da bere, ero straniero e mi hai accolto”. E di stranieri, don Biancalani ne ha accolti parecchi, tanto che i loro giacigli sono ammassati tra le panche e sotto le statue dei santi della chiesa. La domenica si celebra comunque la messa: “I ragazzi sanno che devono stare in silenzio. O escono fuori o dormono”.

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Tra loro, non ci sarebbe nessun irregolare. C’è Diba, che ha la nuova protezione “speciale”, arrivato in Italia a 14 anni: “Mi alzo ogni mattina alle 4.30- racconta- prendo il treno e vado a Prato, faccio le pulizie per due ore in una multisala e torno qui. Di pomeriggio prendo un altro treno, vado a Firenze e faccio il rider per Glovo. Alla fine del mese faccio 3-400 euro”. C’è Ibrahim, che ha il permesso scaduto e aspetta il ricorso al tribunale per il mancato rinnovo e Colmar, che ha passato un anno e 4 mesi in carcere, perché accusato di essere uno scafista e poi assolto. Quasi tutti i migranti accolti dal parroco di Pistoia lavorano, ma spesso vengono sfruttati: “Turni di 12 ore, da mezzogiorno a mezzanotte, pagati 2,50 euro l’ora, chi in nero, chi in finto part-time”. Per questo, don Biancalani vuole far capire loro l’importanza dello studio, e fuori dalla porta del suo ufficio ha appeso una frase di don Milani; “Ogni parola non imparata oggi è un calcio in culo domani”.

La parrocchia è stata trasformata in un centro d’accoglienza, tra frigoriferi, cucine in funzione 24 ore su 24 e diversi bagni chimici. A volte si fa fatica a pagare le bollette: “Succede che ci tagliano il gas perché non abbiamo pagato una bolletta da 4.000 euro. Lo farò con i miei risparmi di insegnante di religione”.

E sui migranti, don Biancalani dice: “Tanta gente ha capito che di loro non c’è da aver paura. Mai avuto problemi di sicurezza. Io ho solo risposto all’appello che il Papa lanciò nel 2016 quando invitò i sacerdoti ad aprire le Chiese a questa gente. Purtroppo un appello caduto nel vuoto”.

il giornale.it

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