Gli scafisti usano i social per portare i migranti in Italia

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Già nell’estate di due anni fa sale alla ribalta la pagina HaRaGa Dz, la quale su Facebook dava informazioni sui viaggi della speranza lungo la rotta algerina, la quale porta centinaia di migranti dalle coste del paese nordafricano a quelle sarde dell’area del Sulcis.

Al suo interno foto e selfie di chi parte, l’atmosfera quasi di una gita fuori porta tra amici ed aggiornamenti di ogni tipo sulle traversate effettuate verso la Sardegna. Sembra un caso isolato, in realtà non lo è: sui social, sono decine le pagine che presentano le traversate verso l’Italia come un normale viaggio da effettuare con una qualsiasi agenzia.

Ed in effetti il ruolo di queste pagine appare proprio quello di una compagnia che organizza i viaggi: al loro interno infatti, si trovano prezzi, informazioni, foto e qualsiasi cosa possa portare alla scelta, da parte dei migranti, di quella determinata rotta verso l’Italia.

Succede ad esempio con le pagine Facebook in cui si raccolgono le info per partire con i barconi dalla Turchia: in copertina foto dei nostri monumenti, poi scritte in arabo, in cirillico ed in inglese per promuovere la rotta verso la Calabria. Ci sono i prezzi, i porti turchi da dove ci si imbarca, i giorni di viaggio stimati.

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Un vero e proprio passaparola, che ovviamente alimenta anche l’appetibilità di una delle rotte più in crescita negli ultimi mesi, ossia quella turca per l’appunto. Dall’Egeo fino alla Calabria ci sono in media cinque giorni di viaggio, i quali vengono coperti da velieri o veri e propri yatch che solo a settembre portano tra le coste delle province di Reggio Calabria e Crotone almeno 700 migranti.

Si tratta di rotte organizzate il più delle volte da organizzazioni criminali dell’est Europa, nei giorni scorsi suscita scalpore la rivelazione di uno scafista ucraino che dichiara di essere stato ingaggiato dagli organizzatori della rotta tramite un’inserzione su un giornale del suo paese.

Non solo Facebook, ma anche Skype appare un mezzo molto usato dai trafficanti di esseri umani che operano in Turchia, così come in nord Africa. Si tratta di strumenti che non lasciano molta traccia o che comunque, nonostante le varie inchieste, rendono difficoltoso capire chi realmente tira le fila dell’organizzazione malavitosa.

Tutto si basa infatti su promesse, scambi di informazioni via social o via chat oppure, come nel caso di Skype, tramite video chiamate. Difficile poi trovar traccia di tutto ciò, quasi impossibile capire chi dall’altra parte delle coste mediterranee trama per far arrivare sempre più migranti nel nostro paese.

Il peso dei social nell’organizzazione dei viaggi della speranza appare sempre più importante, in quanto permette istantaneità nelle conversazioni e negli aggiornamenti e, come detto in precedenza, vengono lasciate molte meno tracce che con altri strumenti.

E adesso è proprio sui social che si concentrano le principali inchieste: anche se difficile, poter però rimuovere quello schermo di mistero ed inquietudine che avvolge le pagine gestite dai trafficanti, potrebbe permettere di svelare ulteriori dettagli sulle dinamiche riguardanti i viaggi dei migranti verso le nostre coste.

il giornale.it

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