Difendete chi ci difende

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Si chiamava Vincenzo Di Gennaro, aveva 47 anni e faceva il carabiniere. È morto ieri, colpito mentre era in servizio dagli spari di un pregiudicato che voleva vendicarsi per essere stato nuovamente fermato e controllato.

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Chi spara a un carabiniere simbolicamente spara un po’ anche a tutti noi e un carabiniere morto si porta nella tomba anche un pezzetto di Stato e di libertà. Non è retorica, è un fatto che nessuna vicenda di carabinieri infedeli (che purtroppo capitano, vedi caso Cucchi) potrà mai intaccare o sminuire. Ma quegli spari rimbombati ieri nel Foggiano ci dicono anche altro, irrompono nella realtà virtuale e soprattutto nella politica virtuale fatta di selfie, post e annunci, per ricordarci che bisognerebbe darsi una calmata, stare con i piedi per terra, pensare e fare cose concrete, non inseguire chimere.

Non mi illudo, finito il lutto d’ordinanza temo che la sarabanda riprenderà esattamente come prima e le forze dell’ordine resteranno centrali nei cuori (elettorali) dei politici ma marginali nei decreti che stanziano soldi un po’ per tutti e mai a sufficienza per loro. Così come la burocrazia giudiziaria e un Codice penale da Azzeccagarbugli continueranno imperterriti a vanificare gli sforzi di chi pensa, come lo pensava Vincenzo Di Gennaro, che un ladro o uno spacciatore presi sono un ladro e uno spacciatore in meno a piede libero.

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I politici modello «chiacchiere e distintivo», che fanno a gara tra di loro a chi arriva prima, quando muore assassinato un carabiniere, a postare il dolore su Facebook e a chi sta per più secondi sul Tg della sera, non ci piacciono, qualsiasi sia la loro bandiera. A maggior ragione se sono vessilli che abbiamo guardato con fiducia e qualcuno di noi pure sventolato. Più soldi, più uomini e più mezzi alle forze dell’ordine, più severità da parte dei magistrati anche sui casi che non portano i loro nomi sulle prime pagine dei giornali: questo serve se vogliamo essere un Paese serio che non si indigna a gettone per poi passare oltre come se nulla fosse, come se il carabiniere Vincenzo Di Gennaro, 47 anni da Foggia, non fosse mai esistito.


il giornale.it

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