Migranti, l’allarme dei servizi segreti: “Gli scafisti cercano la strage”

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Procurare allarme per spingere l’opinione pubblica verso determinate posizioni, spesso suffragate da emozioni e sentimenti che suscitano determinate notizie.

Si tratta di un trucco che, chiunque ha interesse nel gestire una certa situazione, applica spesso senza scrupoli. Succede così a livello politico, a livello diplomatico ma purtroppo, lungo le rotte del Mediterraneo, questo accade anche sulla pelle di centinaia di persone e dunque di vite umane.

Nei giorni scorsi Fausto Biloslavo riesce a dimostrare i falsi allarmismi da parte di alcune delle Ong impegnate nel Mediterraneo. In particolare, con riferimento al gommone con cento migranti a bordo soccorso poi in acque internazionali, tra i canali social collegabili alle Ong in quelle ore circola la notizia secondo cui un barcone è in procinto si affondare. Ci sarebbe, secondo le informazioni lanciate su Facebook e Twitter, un barcone con a bordo anche un bambino morto e gente in preda ai primi sintomi di assideramento. Vengono inoltre lanciate accuse alla guardia costiera libica, rea di non rispondere alle chiamate che partono dalla nave Sea Watch e di condannare dunque a morte certa cento migranti.

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Ovviamente la notizia suscita immediata indignazione e partono le accuse dirette a Tripoli, ma anche agli atteggiamento tenuti dai governi italiano e maltese per i mancati soccorsi. Il tutto per sottolineare come, senza le attività in loco delle navi Ong, molte persone vanno incontro alla morte. In realtà, per l’appunto, lo stesso Biloslavo mostra l’esatto contrario: c’è sì domenica la presenza di un gommone in avaria, ma a bordo non ci sono vittime ed il mezzo non sta affondando. A certificarlo è la foto scattata da uno degli aerei della missione Sophia, la stessa abbandonata in queste ore da Berlino. Una realtà “amplificata” dunque, la storia di quel gommone è infatti per fortuna a lieto fine: i cento migranti a bordo vengono salvati da un mercantile battente bandiera della Sierra Leone. Tutti sono sani e salvi riportati presso il porto della città libica di Misurata. Ma le bugie diffuse via social in quelle ore, bastano ad alimentare il dibattito soprattutto in Italia. Ed è soprattutto nel nostro paese che il confronto sul tema si fa molto aspro, tra chi approva la linea del ministro Salvini di non far attraccare in Italia le navi delle Ong e chi accusa invece il governo di essere “disumano”.

Ma se nel caso sopra descritto si parla di un’autentica invenzione mediatica volta a suscitare emozione da parte delle Ong, i trafficanti di esseri umani dall’Africa sarebbero pronti ad andare oltre. L’allarme viene lanciato nelle scorse ore dai servizi segreti italiani: alcuni gruppi criminali vorrebbero appositamente realizzare una strage per obbligare i governi della sponda opposta del Mediterraneo ad attuare politiche umanitarie. Politiche che, di fatto, non farebbero altro che far aumentare il giro di affari dei gruppi criminali che lucrano sui viaggi della speranza.

C’è già un precedente in tal senso, accertato dagli stessi nostri 007: è quello del 18 aprile 2015. In quel giorno vi è la più grave sciagura del Mediterraneo accertata: 700 morti a seguito di un naufragio. Da lì a breve il dibattito in Italia ed in Europa in tema di migranti si fa molto più serrato, pochi mesi dopo l’Ue dà il via libera alla missione Sophia. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti a quel naufragio, avvenuto in acque internazionali, i trafficanti avrebbero obbligato i migranti a partire e questo nonostante il mare forza 8. La tragedia dunque è stata appositamente cercata, se non addirittura direttamente creata.

E visto quel precedente, la storia potrebbe tragicamente ripetersi. C’è gente, tra chi finanzia e gestisce il traffico criminale di esseri umani, pronta nelle prossime settimane ad indurre i governi ad attuare politiche più accondiscendenti verso l’accoglienza dei migranti. E, per farlo, non si creerebbe scrupoli nel porre in essere un altro grave e fatale naufragio.

il giornale.it


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