Partito dei cattolici, ora si pensa a Romano Prodi e a Enrico Letta

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Per la costituzione di un partito politico è necessario individuare almeno una personalità in grado di ricoprire un ruolo verticistico con efficacia.

Lo sanno bene gli ecclesiastici che stanno lavorando, sulla scia dell’appello ai “Liberi e Forti” di don Luigi Sturzo, alla riproposizione di quello che fino alla fondazione della Margherita si chiamava “Parito Popolare italiano”. Enrico Letta potrebbe essere il nome giusto per l’attacco, il centravanti da presentare agli elettori come candidato premier in una eventuale turnata elettorale, mentre a Romano Prodi potrebbe toccare la panchina, intesa come funzione allenante da esplicitare, indicando il da farsi a coloro che scenderanno in campo.

I vescovi ci pensano e, come riportato da Il Giorno, le forze sono concentrate soprattutto attorno a una regione e a una città: l’Emilia Romagna e Bologna. Sarà perché lì è incaricato mons. Zuppi, presule progressista, molto vicino alle istanze di papa Francesco e attivo, più di altri, sul piano della militanza associativa, sarà perché la galassia prodiana è sempre stata associata a Piazza Maggiore, ma è lì che sta succedendo qualcosa di rilevante.

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La sommatoria è pronta: la lista “Insieme”, anch’essa d’ispirazione uliviana, accompagnata da Democrazia Solidale dell’ex sottosegretario agli Esteri Mario Giro, gentiloniano doc, più il Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi. Questo è il pacchetto di partenza. A fare da spalla potrebbe essere il “forum civico” proposto dal cardinal Bassetti, quello cui potrebbero aderire le Acli, l’Azione Cattolica, la Comunità di Sant’Egidio, i preti di strada alla Alex Zanotelli e così via.

Bergoglio ha comunicato alla Cei che “nulla osta” nel fare opposizione al governo e adesso è venuto il momento di accelerare il processo fondativo. Pure perché, se l’obiettivo dovesse essere la presentazione di un cartello elettorale in vista delle europee, i tempi sarebbero stretti. Lo sa pure l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, che rappresenterebbe meglio di altri la sintesi idealistica di quella che aspira a essere una “forza tranquilla”, unioneuropeista, migrazionista – nel senso di non essere disposta ad assecondare in nessuna circostanza la chiusura dei porti – e cristiana, nell’accezione politica del termine, sempre che possa esistere.

Romano Prodi, di cui l’ultima volta avevamo sentito parlare in ottica presidenza della Repubblica, metterebbe la firma sulla confezione finale. Libertà, insomma, nei confronti delle logiche vigenti, quelle di un Partito Democratico che, specie con la segreteria di Zingaretti, sarebbe decisamente spostato a sinistra. Per la “forza” invece – l’altro elemento dell’appello di don Sturzo – bisognerà attendere il responso degli elettori.

Difficile, pallottoliere alla mano, comprendere quanto possa pesare questo presunto “partito del papa” senza un primo bagno elettorale

il giornale.it


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