Catania, presidente antiestorsione arrestato per estorsione

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Il presidente dell’Associazione siciliana antiestorsione, Salvatore Campo, è stato arrestato e posto agli arresti domiciliari dalla guardia di finanza di Catania per falso ideologico e peculato.

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È indagato anche per estorsione continuata nei confronti di alcune vittime del racket che avevano richiesto accesso allo specifico fondo di solidarietà statale. Campo è finito ai domiciliari in esecuzione di un provvedimento emesso dal Gip su richiesta della Procura distrettuale di Catania. Il giudice ha anche disposto il sequestro preventivo di circa 37 mila euro. Si tratta di fondi pubblici erogati dalla Regione Sicilia a favore dell’associazione, denaro di cui Campo si sarebbe «illecitamente appropriato». La Guardia di finanza ha ricostruito una fitta rete di interessi, un sistema ben collaudato che vedeva al centro lo stesso Campo che imponeva il pizzo anche alle vittime della criminalità organizzata: 1500 euro ai familiari di una vittima che avevano assistito all’omicidio del loro congiunto, 3000 euro al titolare di un bar per essere seguito nelle pratiche necessarie per ottenere un rimborso, altri 2000 euro ad associati/vittime cui chiedeva un compenso extra per accelerare pratiche. Dalle intercettazioni si evince come per Campo utilizzasse l’associazione per scopi propri. Per lui era a tutti gli effetti un lavoro, soprattutto per convincere gli affiliati (circa 150) a restare nell’associazione, il sistema funzionava perché anziché agire a favore delle vittime «tendeva ad assoggettarle, subordinando il sostegno dell’associazione – specificatamente nella predisposizione delle istanze di accesso ai benefici di legge – all’accoglimento delle proprie pretese economiche». Le pretese economiche oscillavano tra il 3 e il 5 per cento del beneficio concesso dalla legge alle vittima del reato. Se la vittima si ribellava scattavano le intimidazioni. «Campo assumeva atteggiamenti intimidatori finanche giungendo all’abbandono del sostegno assistenziale. Le illecite dazioni, tra l’altro sancite anche in scritture private non registrate, avvenivano in denaro contante o attraverso versamenti bancari qualificati apparentemente come contributi volontari”, spiegano le fiamme gialle. L’arresto è stato operato dai militari del nucleo di polizia economica e finanziaria di Catania della guardia di finanza di Catania guidati dal generale Antonio Quintavalle Cecere e dal tenente colonnello Francesco Ruis, comandante del nucleo di polizia economico e finanziaria delle fiamme gialle. Dagli accertamenti bancari eseguiti, è emersa un’appropriazione indebita per 70mila euro, di cui 37mila euro di fondi pubblici.

IL GIORNALE.IT

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