Senza mascherina, né biglietto: “l’assalto” dei migranti al bus

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Gli autisti sono costretti a fare i conti con l’arroganza di chi, oltre a essere senza biglietto pretende di salire senza mascherina (per fortuna non tutti) creando assembramenti.

A poco serve il dialogo, quando dall’altra c’è chi non ha orecchie per sentire. Stavolta, però, l’autista ha detto “basta”. Ha spento il motore, è sceso dal bus ed ha chiamato la polizia. Il video che vi mostriamo, infatti, si commenta da solo, ma ciò che accade è il frutto di un’interminabile partita a “ping pong” tra Francia e Italia, con il confine che è la rete. Migranti “assaltano” autobus senza mascherina e l’autista li lascia a piediPubblica sul tuo sito

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Da una parte troviamo decine di stranieri irregolari, che ogni giorno cercano di espatriare abusivamente; dall’altra ci sono le autorità francesi pronte a rispedire in Italia chiunque sia entrato clandestinamente. Così i migranti consegnati alle autorità al valico di Ponte San Luigi si incamminano verso il centro di Ventimiglia e, complice il caldo di questi giorni, non appena sopraggiunge un autobus scatta il classico “assalto alla diligenza”. Difficile fargli capire che esistono alcune regole da rispettare: mascherina e distanziamento sociale, in primis.

Con grande coraggio – visto che in passato molti autisti sono stati aggrediti e picchiati – il conducente stavolta ha spento il motore, lasciando tutti a piedi. L’episodio ha subito scatenato un caso politico, oltre che di cronaca, con l’onorevole Flavio Di Muro (Lega), che ha definito questa situazione scandalosa: “Frutto dell’invasione in atto a Ventimiglia. Per colpa di un governo che non fa nulla per fermare gli sbarchi, a pagarne le conseguenze sono i cittadini, in particolare chi abita nelle frazioni di Mortola e Grimaldi, che ogni giorno prendono l’autobus per recarsi in città”.

La chiusura del centro di accoglienza del parco Roya, inoltre, ha contribuito a complicare i flussi migratori, col risultato che decine – in alcuni casi anche centinaia – di migranti si riversano in città, vivendo in ripari di fortuna spesso ricavati sull’argine del fiume o in stazione.

il giornale.it

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