Vo’, il paese in fila per i test: “Il nostro sacrificio per tutti”

Vo’ Euganeo (Padova) Sono passati 72 giorni da quando il Giornale mise piede a Vo’ Euganeo, questo paese sconosciuto, divenuto in un batter di ciglia il centro del mondo.

E alla paura di quella sera, al buio tornando dai Colli, all’angoscia che si respirava, all’ansia, alla preoccupazione, allo scenario di un paese spettrale fantasma, completamente deserto, ieri mattina l’atmosfera era decisamente cambiata. Arriviamo a Vo’, uno dei tre comuni italiani con il nome più corto, che è quasi mezzogiorno. Qui il 21 febbraio scorso c’è stata la prima vittima italiana di Coronavirus, Adriano Trevisan. Ieri mattina, in via Mazzini, davanti la scuola elementare Guido Negri, flussi di persone continuavano ad arrivare, «non finiscono più», ci ha detto una volontaria della Croce Rossa Italiana. Tutti in fila, sotto il sole, questo sole che ora scalda l’aria e rinvigorisce l’anima, ad aspettare di fare i tamponi e i test per tutti.

«Tampone? Sì grazie», perché anche se su base volontaria, a mezzogiorno di ieri, si contavano già 1.300 persone. Un paesello Vo’ di 3.305 anime, della provincia di Padova, posto sul versante ovest dei Colli Euganei, la «città del Vino e della Trachite», si legge all’ingresso del paese, venendo da Teolo. Ed è qui che la gente va alle terme, nei centri benessere, qui dove c’è la sede del Consorzio Vini Doc Colli Euganei. I test per tutti gli abitanti di Vo’, sono cominciati venerdì primo maggio e sono continuati ieri dalle 8.45 alle 17. Continueranno anche oggi e forse anche domani. Una ricerca quella di Vo’, studiata e condotta dal virologo Andrea Crisanti, che fin da quando partì l’infezione, fece eseguire test a tappeto su tutti, trovando 89 casi positivi che vennero subito isolati. Anche in quel caso, i cittadini vennero messi tutti in fila davanti la scuola: distanziamento sociale, acqua per chi aveva sete, mascherina, guanti e il sostegno e il supporto della protezione civile. “Così abbiamo battuto il virus a Vo’ Euganeo”Pubblica sul tuo sito

Solo che alla prima ondata di test, la gente era molto più preoccupata, ancora non si sapeva, ancora non si capiva come ci si doveva proteggere, come si sarebbe dovuto affrontare. Ora, almeno dal punto di vista delle protezioni, un po’ più preparati lo siamo. Il sindaco di Vo’, Giuliano Martini, che la sera del 22 febbraio era stremato, allarmato, preoccupato, ora anche a vederlo in viso è più disteso. «Siamo alla terza serie di tamponi per la cittadinanza di Vo’ ha spiegato ieri al Giornale l’esame consiste innanzitutto con quello dei tamponi a cui siamo stati sottoposti per ben due volte, oltre a questo si aggiunge un prelievo del sangue, oltre al controllo sierologico per una mappatura del Dna. Questo permetterà alla comunità scientifica, di svolgere ulteriori ricerche per acquisire altre informazioni, di questo virus di cui sappiamo ancora molto poco». E così tutti in coda, mamme, papà, nonni, nonne, bambini, famiglie intere; una prima accettazione con rilevamento dei dati anagrafici e poi dentro attendendo il proprio turno dove ci stanno i medici e il personale sanitario. Personale che anche ieri era completamente bardato, la tuta bianca, quel segno distintivo del nome sulla tuta, una consuetudine avviata negli ospedali per permettere ai pazienti di riconoscere i medici; scarpe avvolte dai sacchetti, dispositivi e così si lavora. Anche Chiara Cavazzini della Croce Rossa, assieme ad altri 30 volontari. «La popolazione di Vo’ ci dice ha dimostrato dedizione straordinaria anche per gli altri, si stanno sacrificando per una causa importante».

Intanto a Vo’ da tre settimane zero contagi, solo un caso isolato di una persona che ha contratto il virus fuori. La gente qui ora è più tranquilla. E paradossalmente teme di essere contagiata all’esterno, al di fuori di questi tornanti che ci riportano sulla via di casa anche oggi.

il giornale.it

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