Ponte Morandi, la prima intervista di Gilberto Benetton dopo la tragedia: “Il silenzio? Dalle nostre parti…”

I Benetton si difendono, male. Tre settimane dopo il disastro di Genova, il crollo di Ponte Morandi, le 43 vittime e le polemiche sulla cattiva manutenzione da parte di Autostrade per l’Italia, società controllata dalla famiglia, Gilberto Benetton rilascia al Corriere della Sera la prima intervista ufficiale, che sulla carta dovrebbe spazzare via le accuse di distacco emotivo e cuore ghiacciato. I comunicati stampa, tardivi, seguiti alla sciagura, parole burocratiche e di circostanza, hanno destato scandalo se comparate alla portata emotiva dell’evento, così come le feste in famiglia a Cortina nelle ore in cui si scavava sotto le macerie e le vacanze in yacht mentre Autostrade veniva travolta dalle accuse. Ma l’intervista-fiume al Corsera si rivela solo una celebrazione delle imprese imprenditoriali passate e future della dinastia di Ponzano. Orgoglio tanto, autocritica nessuna.

Prima domanda: quando ha appreso del crollo? “Ero in vacanza, come credo la maggior parte degli italiani. Ad un tratto il dramma, e tutto è cambiato: anche per noi sono iniziati giorni di sofferenza e di cordoglio“. Per i genovesi, ma forse anche per le proprie quote: “Siamo stati costantemente vicini, nel ruolo di azionisti, alle decisioni prese dai manager di Autostrade per l’Italia, e al lavoro che loro hanno svolto per iniziare a capire ciò che era successo e per mettere a punto i primi interventi e i primi aiuti alla città di Genova, interventi che continuano con grande determinazione e per affrontare le difficoltà che i cittadini della città continuano a vivere”. E il silenzio? “Sa – è la replica che genera imbarazzo -, dalle nostre parti il silenzio è considerato segno di rispetto. Edizione, la nostra holding, ha parlato meno di 48 ore dopo la tragedia, a voce bassa è vero, perché la discrezione fa parte della nostra cultura. Ha però comunicato con parole chiare e inequivocabili un pensiero di cordoglio alle famiglie delle vittime e la propria vicinanza ai feriti e a tutti coloro che sono stati coinvolti in questo disastro. Con altrettanta fermezza abbiamo dichiarato che verrà fatto tutto ciò che è in nostro potere per favorire l’accertamento della verità e delle responsabilità dell’accaduto. Forse non siamo stati sentiti”. E la festa? “Sinceramente non è mia abitudine rispondere a insinuazioni, ma è vero, tutta la famiglia il 15 agosto si è riunita a casa di mia sorella Giuliana, come abbiamo sempre fatto negli ultimi trenta anni, questa volta stretti assieme per ricordare nostro fratello Carlo, il fratello più giovane, scomparso meno di un mese prima”. Per il resto, solo recriminazioni e contro-accuse per chi critica Autostrade e la sua sete di profitti, anche a costo di non reinvestire quanto necessario in sicurezza e manutenzione.

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.