Le tre tappe del Carroccio per arrivare alla nuova Lega

Ci sono tre passaggi scolpiti nella road map della nuova Lega, o meglio di ciò che nascerà dalle ceneri della storica creatura fondata da Umberto Bossi.

Il primo è la sentenza del Tribunale del Riesame, fissata per mercoledì prossimo, che deciderà sulla richiesta della procura di poter sequestrare tutte le somme che in futuro arriveranno sui conti correnti della Lega fino ad arrivare a quota 49 milioni di euro. Una decisione che farà da spartiacque per il futuro del partito di Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti e determinerà la ricerca di una via di fuga. Il secondo è il congresso fondativo dell’eventuale nuova formazione politica, da svolgersi prima delle elezioni Europee. Il terzo il voto del prossimo anno per il parlamento di Strasburgo che misurerà l’ambizione maggioritaria del movimento.

Nel mezzo ci sono le elezioni Regionali che saranno utili per capire le intenzioni del Carroccio rispetto alle alleanze future, elezioni in cui si capirà se la tradizionale collocazione della Lega nel centrodestra sarà confermata oppure se Matteo Salvini proverà a fare bottino pieno e a raccogliere l’elettorato degli altri partiti di area, ma anche quello in uscita da M5s.
L’identikit del nuovo soggetto (che non si chiamerà «Lega nazionale», anzi riguardo al nome si ragiona anche sulla necessità di far sparire completamente la parola «lega» per non avere problemi di «continuità» in ambito giudiziario) è un puzzle che non è difficile da comporre. La nuova creatura avrà un carattere squisitamente nazionale. Lo stesso doppio binario Lega e Noi con Salvini è già di fatto superato. Ciò che nel Centro-Sud era Noi con Salvini è da tempo diventato coordinamento locale della Lega, con una copertura che si sviluppa su tutte le regioni con il Trentino scorporato dall’Alto Adige, così come l’Emilia dalla Romagna. Il progetto non prevede accordi con soggetti locali o liste civiche. L’idea è quella di «raccogliere elettorato più che dirigenti» spiega un esponente del Carroccio «e parlare più alla gente che agli apparati». I grandi tessitori sono quelli di sempre: Giorgetti e Raffaele Volpi, oggi sottosegretario alla Difesa, uno dei primi artefici dello sbarco nel Sud d’Italia.

Salvini registra anche l’ingresso di un altro personaggio nel club dei suoi contestatori. Spike Lee, arrivato a Venezia, dice all’Huffingtonpost.it: «Con Salvini «non berrei nemmeno un bicchiere di vino, né andrei mai allo stadio a vedere la Juve e Ronaldo. No, non credo proprio che cose del genere possano mai accadere. Quello che sta facendo in Italia Salvini lo stanno facendo Putin in Russia, la Le Pen in Francia e Agent Orange (Donald Trump ndr) da noi. Nessuno di loro è il mio tipo, preferisco tenerli alla larga. Non ho bisogno di essere faccia a faccia con la negatività, ma dare un messaggio d’amore; questi individui dimostrano invece solo odio». A stretto giro di posta arriva la risposta di Salvini: «Più hanno soldi, più sono arroganti. Ma il signor Spike Lee non ha altro di cui occuparsi che non di me?».IL GIORNALE.IT

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