Incubo tempesta sui mercati: vertice per calmare le acque

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Un vertice notturno di emergenza per rassicurare i mercati che guardano atterriti al caos governativo italiano.

E per tentare di sterilizzare le avventate esternazioni di illustri esponenti dell’esecutivo e della maggioranza che, nei giorni scorsi, sembravano non solo evocare ma in pratica auspicare una «tempesta perfetta» in grado di mandare al tappeto l’Italia.

La notizia filtra di primo mattino da Palazzo Chigi, sotto la regia del Mef, con il chiaro intento di anticipare l’apertura dei mercati: nella notte, il premier Conte e il ministro Tria, in conference call con i due loquaci vicepremier Salvini e Di Maio, «hanno esaminato il quadro macroeconomico e condiviso il lavoro in corso per la definizione dei dettagli del quadro programmatico che verrà presentato a settembre». Il messaggio che Tria vuol mandare all’Europa e agli investitori in allarme è assai chiaro: «Quadro programmatico che, come è noto, concilia il perseguimento degli obiettivi programmatici del governo con la stabilità delle finanze pubbliche ed in particolare la continuazione del percorso di riduzione del rapporto tra debito e Pil». Nessuna fuga in avanti e nessun tentativo di far saltare la tenuta dei conti pubblici, insomma: la prossima manovra economica d’autunno, è la garanzia che il Mef fa sottoscrivere ai due capipartito, non conterrà bombe ad orologeria.

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Non si sa quanto volentieri Di Maio e Salvini si siano piegati a firmare un impegno pubblico a non far saltare i conti per inseguire fantasiose promesse elettorali. Quel che è certo è che la situazione, lunedì sera, era arrivata a livelli da allarme rosso, con lo spread intorno ai 280 punti, ai massimi da maggio (quando esplose con il caso Savona e con gli oscuri piani di uscita dall’euro), e il rendimento del Btp decennale che si attesta oltre il 3%. Ad aggravare il quadro, nel frattempo, Di Maio lanciava la sua impavida sfida agli investitori: «Non siamo ricattabili!», mentre altri esponenti di punta della maggioranza alimentavano il terrore. A denunciarlo, chiedendo al ministro Tria di richiamarli all’ordine, era stato lunedì sera Renato Brunetta: «In piena tempesta finanziaria, il responsabile economico della Lega Claudio Borghi è riuscito a chiedere alla Bce di intervenire per garantire lo spread, minacciando l’esplosione dell’euro. Una cosa incredibile, mai sentita, detta nel momento più delicato. Conte prenda in mano immediatamente la situazione e affidi il monopolio delle dichiarazioni al ministro dell’Economia, impedendo agli economisti della Lega di dire altre sciocchezze, prima che i rendimenti sui nostri Btp diventino insostenibili», aveva avvertito.

La preoccupazione e l’irritazione di Tria trasparivano già dai retroscena giornalistici degli ultimi giorni, in cui le esternazioni dei vari esponenti della maggioranza venivano bollate come «irresponsabili». Ma il ministro è passato all’azione: ha spiegato al premier la necessità di mandare un segnale forte e chiaro per arginare la fuga dall’Italia gialloverde, e insieme hanno concordato il testo del comunicato rassicurante da far firmare a Di Maio e Salvini e da rendere pubblico in mattinata. La mossa funziona: lo spread si riduce e torna a quota 270, il rendimento del decennale italiano si abbassa, sia pur di poco, l’Italia riprende un po’ di fiato. Nonostante nuove improvvide «stecche» dall’esecutivo, come quella del sottosegretario leghista Siri che auspica che siano gli italiani a ricomprarsi il debito nazionale. «Servirebbe un vaccino contro l’annuncite galoppante del governo», chiosa da Fi Mariastella Gelmini. IL GIORNALE.IT

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