Alta velocità, Terzo valico e Mose. Ecco tutti i “no” entrati nel Dna grillino

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Quando c’è da dire un No, il Movimento Cinque Stelle è sempre in prima linea. E l’opposizione alla Gronda con annesse frasi avventate sulla «favoletta dell’imminente crollo del ponte Morandi» è solo la punta dell’iceberg di anni passati a contestare qualsiasi opera pubblica.

Dal Nord al Sud dell’Italia.

Il pensiero corre subito alla Tav. Il progetto della ferrovia ad alta velocità Torino-Lione è uno dei primi «campi di battaglia» dove si forgia la futura classe dirigente del M5s. Sull’onda delle proteste in Val di Susa, nel 2010 i pentastellati piemontesi riescono a conquistare il 4% alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo, eleggendo due consiglieri: Davide Bono e Fabrizio Biolè. Entrambi si sono distinti nelle manifestazioni contro la linea italo-francese, anche se poi Biolè è stato espulso dal Movimento nel 2012. Dalla stessa esperienza proviene il grosso della truppa parlamentare piemontese, compresa quella Laura Castelli diventata nel frattempo viceministro dell’Economia, senza dimenticare i trascorsi di Chiara Appendino, dal 2016 sindaco della città della Mole.

Un tema, quello della Tav, tornato alla ribalta di recente. Oggetto di scontro interno tra i comitati locali, cellule originarie del M5s, e i grillini arrivati nella stanza dei bottoni. E mela avvelenata della diatriba intestina, sotto traccia, tra gli stellati e i soci di governo della Lega. Il No alle infrastrutture è uno degli assi portanti dell’identità del grillismo, tanto da spingere a entrare nel dibattito, nelle scorse settimane, i due «padri nobili» Beppe Grillo e Alessandro Di Battista, esiliati più o meno volontari dall’agone politico.

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Oltre alla Tav, al centro delle preoccupazioni della base e dello stato maggiore c’è un’altra opera, stavolta nel Mezzogiorno. Il Tap: Gasdotto Trans-Adriatico o, in inglese, Trans-Adriatic Pipeline. Si tratta di un’infrastruttura per il trasporto del gas dalle riserve off shore del Mar Caspio fino alla provincia di Lecce, con approdo previsto nel comune di Melendugno. Anche in Puglia il M5s locale è sulle barricate per lo stop, Di Maio si impegna in equilibrismi e supercazzole, mentre tra i big a lottare è rimasta Barbara Lezzi, ministro del Sud.

Ma non ci sono soltanto Tap e Tav. I grillini hanno minacciato più volte di bloccare tutti i progetti più importanti su e giù per la Penisola. Con conseguenti disagi per i cittadini e rischi di danni erariali per le casse dello Stato. In Lombardia sono diversi i focolari di tensione tra il Movimento e la Lega. Dall’autostrada Pedemontana Lombarda, voluta da Maroni e osteggiata dai grillini, all’autostrada Valtrompia con i pentastellati che partecipano attivamente al comitato per il No. Il M5s fa parte anche del comitato contro l’alta velocità Brescia-Verona e si oppone al Terzo Valico tra Milano e Genova. In Veneto, il sistema di dighe del Mose, è stato definito più volte come uno «scandalo», un «sistema di illegalità diffusa» e uno «spreco» da 5 miliardi di euro. Stesso discorso vale per la Pedemontana Veneta contro cui si battono gli stellati in consiglio regionale. Di nuovo al Sud, il M5s da anni protesta contro le estrazioni petrolifere in Basilicata e Grillo vorrebbe trasformare l’Ilva di Taranto in una sorta di parco giochi. IL GIORNALE.IT

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