Vittorio Feltri: “Immigrazione, i bimbi affogati? Non basta piangere: chi li mette sulle navi compie un reato”

Tutti noi proviamo un dolore lancinante vedendo una fotografia (autentica?) che riproduce un bambino e la sua mamma morti in mare nel tentativo andato male di attraversarlo per giungere in Italia.

Quell’immagine, quand’anche fosse un falso, sarebbe comunque emblematica di una situazione tragica riguardante tanta gente che salpa dalla Libia nella speranza (vana) di trovare dalle nostre parti una vita migliore. Più la osservi e più ti senti soffocare dalla strozza. È così e basta. Crepare annegati mentre si cerca la salvezza è qualcosa di orribile che trafigge il cuore. Inutile insistere. Ma bisogna altresì chiedersi perché tali disgrazie insopportabili accadono, non è sufficiente piangere per evitare che ne succedano altre. Mi domando per quale ragione una donna si avventuri col figlio piccino nel Mediterraneo pur consapevole dei rischi che ciò comporta. Mi sembra non solo una imprudenza ma pure una follia che, personalmente, schiverei per non mettere a repentaglio la mia esistenza e quella, soprattutto, dell’innocente che ho generato. Sappiamo bene che in Africa, da sempre, si campa malamente, pertanto comprendiamo coloro che desiderano abbandonare il Continente nero attratti da un Paese occidentale che ospita tutti, salvo poi abbandonarli per le strade, non avendo i mezzi per offrire loro alloggi e sussistenza.

Mi pare evidente che la nostra patria non sia in grado di sopportare l’invasione in atto da anni, e allora perché incoraggiarla con pubbliche dichiarazioni che raccomandano accoglienza senza soluzione di continuità? Non siamo attrezzati per ospitare ogni negro disperato, lo vogliamo capire oppure no? Non è bello vedere donne, uomini e infanti affogare tra le onde. Ma non siamo all’altezza di salvare il mondo visto che facciamo fatica a salvare noi stessi dalla miseria. Quello di Salvini, e il mio, non è cinismo caro Farina, bensì lucidità che ci induce a pensare che l’impresa di prenderci carico di chiunque patisca nella Savana non è alla nostra portata. Chi aspira, per generosità, a ricevere qualsiasi disgraziato a Milano, Roma o altrove lo faccia a spese proprie anziché addossarcele, costringendoci a pagarle anche se non ci garba. Chi parte dalla Libia ha i suoi motivi per farlo, tuttavia noi abbiamo qualche ragione se chiudiamo i porti giacché siamo stanchi di essere obbligati a dargli quanto non abbiamo. Coloro che si imbarcano portandosi appresso donne e bambini da scaricare sulle nostre spalle compiono un reato di cui non rispondiamo. E se vanno a fondo la colpa non è certo di Salvini, il quale cerca soltanto di fermare l’apocalisse.

 

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