Vitalizi, Pomicino (e altri) si ribellano ai tagli: ​”È solo un atto illiberale”

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L’ex parlamentare della Dc contro il taglio ai vitalizi proposta dal M5S: “Una riduzione di una parte delle libertà dei parlamentari”

Tutti contro il taglio dei vitalizi. E con “tutti” s’intende chi li ha e oggi vive con l’incubo di vedersi ridotto l’assegno pensionistico conquistato dopo più o meno anni sugli scranni del Parlamento.

Sulle barricate c’è Paolo Cirino Pomicino, che dopo 18 anni in parlamento nelle fila della Dc ora chiama i tagli ai vitalizi una “riduzione di una parte delle libertà dei parlamentari”. Come srive il Corriere, l’assegno che incassa ogni mese l’ex parlamentare raggiunge i 4.700 euro netti. Se mai dovesse passare la norma tanto voluta dal M5S, ma su cui la Casellati sta frenando , allora il conto in banca vedrebbe accreditare solo 2.500 euro mensili negli anni a venire. La metà, o quasi. “Il vitalizio – ha detto al Corriere Pomicino – non è una pensione. Ma quando fu introdotto negli anni Sessanta, i padri costituenti erano viventi e compresero che la libertà dei legislatori doveva essere garantita anche sul piano economico nel presente e nel futuro, senza arricchimenti ma con la dignità pari alla funzione svolta“.

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Il ragionamento, insomma, è che se un parlamentare deve preoccuparsi del presente, mentre è in carca, o del futuro, quando verrebbe meno lo stipendio da deputato o senatore, potrebbe essere più incline a atti corruttivi o simili. Tra i contrari all proposta grillina c’è anche Enzo Ciconte, che al quotidiano di via Solferino fa sapere di non essere preoccupato, “tanto c’è Salvini che ci salverà dalla rapina a mano armata“, ma non nasconde irritazione per la “criminalizzazione” degli ex parlamentari: “Sono stato eletto nel 1987 – ha spiegato – ma ho continuato a fare politica: sono stato consulente della commissione Antimafia e ho lottato per questo Paese. Questa misura è incostituzionale e la stanno facendo per sbandierarla alle elezioni europee“.

Di “operazione demagogica” parla anche l’ex capogruppo della Dc, Gerardo Bianco. Il suo assegno da 5.100 perderà buona parte del valore se il taglio ai vitalizzi diventerà realtà. Eppure, sostiene, “con il sistema contributivo chi come me ha nove legislature dovrebbe addirittura aumentare il vitalizio“. C’è chi, invece, è proccupato per l’azienda che, una volta fuori dal parlamento, ha aperto grazie – anche – alla certezza dell’assegno mensile. “Io prendo un vitalizio di circa 5.ooo euro anche in virtù di 140 milioni di lire di contributi che ho versato di tasca mia – ha spiegato sempre al Corriere Francesco Ferrari, ex Dc – e se ora me lo tagliano vado fallito perché in questi anni ho contratto tre mutui per 2 milioni di euro. Soldi investiti nell’azienda, che dà da lavorare a 40 persone…“.

 

 

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