I “Bimbi nel Bosco”, cresce l’allarme: “Disagio emotivo profondo nella casa famiglia di Vasto”

La vicenda dei cosiddetti “bimbi nel bosco” — i tre figli della coppia anglo-australiana Catherine Birmingham e Nathan Trevallion — assume contorni sempre più inquietanti. Un nuovo parere clinico, redatto dallo psichiatra Tonino Cantelmi e dalla psicologa Martina Aiello, entrambi consulenti della coppia, descrive infatti un quadro di profonda sofferenza psicofisica per i minori ospitati nella casa famiglia di Vasto.

Secondo i due esperti, il brusco cambiamento di stile di vita — dal casolare immerso nella natura di Palmoli alla routine artificiale della struttura — avrebbe compromesso il delicato equilibrio emotivo dei bambini. Nella loro relazione parlano di “disagio emotivo profondo”, scaturito dal distacco traumatico e dall’introduzione di nuove abitudini alimentari e comportamentali giudicate “innaturali” rispetto al precedente contesto familiare.

Il cibo come compensazione del trauma

Cantelmi e Aiello sottolineano che i piccoli avrebbero sviluppato una “relazione disfunzionale con il cibo”, utilizzato come strumento per gestire l’ansia da separazione. L’uso compulsivo di zuccheri emergerebbe soprattutto in corrispondenza delle videochiamate con la madre, allontanata dalla casa famiglia lo scorso marzo.

La precedente dieta, a base di legumi e porridge, viene descritta non come un’imposizione ideologica, ma come una “scelta genitoriale consapevole”, capace di offrire stabilità emotiva e ritmi di vita coerenti con l’ambiente naturale in cui la famiglia viveva.

Oggi, al contrario, l’esposizione serale alla televisione e l’assunzione di alimenti industriali avrebbero alterato il ritmo sonno-veglia, causando “risvegli notturni frequenti e angoscianti” e segnali di regressione emotiva.

In attesa della perizia del Tribunale

Venerdì 17 aprile, la consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli, incaricata dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, effettuerà una nuova perizia per valutare lo sviluppo cognitivo dei bambini dopo cinque mesi di separazione dai genitori.

Cantelmi e Aiello avvertono che “ogni ulteriore ritardo” nel riavvicinamento familiare potrebbe aggravare un quadro già compromesso, poiché le nuove abitudini avrebbero distrutto i “marcatori simbolici dell’esperienza familiare” — quelle certezze quotidiane che garantivano ai piccoli un senso di sicurezza.

Un caso sempre più complesso

Nel frattempo, resta da chiarire un altro fronte della vicenda: il giallo sulla ferita alla testa di Giacomo Bongiorni, figura legata alla comunità di Palmoli, su cui saranno decisivi i video acquisiti e l’autopsia in corso.

L’impressione è che la storia dei “bimbi nel bosco” stia entrando nella sua fase più delicata, tra perizie psichiatriche, tensioni giudiziarie e una crescente preoccupazione per la fragilità di tre bambini al centro di una battaglia che, finora, sembra aver perso di vista la loro serenità.

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