Papà ucciso a botte in piazza, fermato il campione: “È stato proprio lui”

Una lite nata per un richiamo al rispetto delle regole di convivenza si è trasformata in un’aggressione mortale a Massa. La vittima è Giacomo Bongiorni, 47 anni, carpentiere, deceduto dopo essere stato colpito durante uno scontro avvenuto in una piazza cittadina. L’episodio ha colpito in modo particolare la comunità anche per le circostanze: l’uomo sarebbe stato aggredito mentre si trovava con la compagna Sara e con il figlio dodicenne, che avrebbero assistito alle fasi concitate dell’accaduto.

Secondo la ricostruzione investigativa, il diverbio sarebbe scoppiato per un rimprovero rivolto a un gruppo di giovani che stava creando disturbo e sporcizia in strada. Da lì, in pochi istanti, lo scontro sarebbe degenerato fino alle percosse che hanno portato al decesso.

Il minorenne fermato e il profilo sportivo

Le indagini hanno già portato al fermo di tre persone. Tra queste, assume un ruolo centrale un minorenne di 17 anni, indicato come colui che avrebbe sferrato il colpo determinante. Il titolo dell’accusa contestata agli indagati è concorso in omicidio aggravato da futili motivi.

Il terzo fermato è un ragazzo di 17 anni descritto come una promessa della boxe toscana. Gli investigatori ritengono che sia stato lui a colpire Bongiorni con il pugno decisivo, provocandone la caduta e contribuendo in modo determinante all’esito fatale dello scontro.

Il dettaglio dell’attività agonistica viene considerato rilevante perché, secondo quanto ricostruito, un atleta allenato è consapevole della forza dei colpi e del possibile impatto su una persona non preparata a incassarli. La sua posizione è quindi al centro degli accertamenti condotti dalla magistratura.

Per i procedimenti che coinvolgono minori, la competenza è della Procura di Genova, che ha disposto per il 17enne l’inserimento in una comunità dopo l’interrogatorio. In questa fase vengono vagliati con attenzione sia i racconti resi agli inquirenti sia gli elementi oggettivi raccolti sul posto.

Il giovane, sentito dagli investigatori, avrebbe sostenuto di aver reagito a una presunta testata al naso ricevuta da Bongiorni. Si tratta però di una versione che viene verificata in modo puntuale: gli inquirenti stanno infatti confrontando dichiarazioni e riscontri per stabilire la reale dinamica dei fatti.

Come sarebbe iniziato lo scontro in piazza

Dalle prime ricostruzioni, l’episodio avrebbe avuto origine quando il cognato della vittima, Gabriele Tognocchi, avrebbe richiamato un gruppo di giovani per il comportamento tenuto in strada. In particolare, i ragazzi avrebbero lanciato bottiglie e bicchieri sul marciapiede, creando disordine e potenziale pericolo per i passanti.

Quello che inizialmente sembrava un confronto verbale sarebbe degenerato in un contatto fisico. Nel giro di poco, la situazione si sarebbe trasformata in una aggressione che, secondo l’impianto accusatorio, non si sarebbe limitata a un singolo gesto.

Per chiarire con precisione la sequenza, un passaggio considerato decisivo è l’analisi delle telecamere di sorveglianza presenti nell’area. I filmati vengono esaminati per verificare tempi, posizioni, movimenti e per stabilire chi abbia colpito e in quali momenti.

Gli altri due indagati e l’accusa contestata

Oltre al 17enne, risultano fermati anche due giovani di 19 e 23 anni, identificati come Ionut Alexandru Miron e Eduard Alin Carutasu. Per entrambi è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre proseguono gli accertamenti sulle rispettive responsabilità.

L’accusa per tutti e tre è di concorso in omicidio aggravato da futili motivi. Gli inquirenti stanno ricostruendo se l’aggressione sia stata condotta in modo coordinato e se vi siano stati ulteriori colpi inferti dopo la caduta della vittima.

Secondo quanto riferito nell’impostazione investigativa, la morte di Bongiorni non sarebbe attribuibile esclusivamente a un colpo isolato, ma a una serie di percosse che avrebbero proseguito l’azione violenta anche quando l’uomo era già a terra.

In questo contesto assumono un peso particolare le dichiarazioni di chi era presente. La compagna della vittima avrebbe descritto una scena drammatica, riferendo che il gruppo avrebbe smesso di colpire solo quando si sarebbe reso conto che l’uomo non respirava più.

Sequestri, accertamenti e verifica sui dispositivi

Per consolidare il quadro probatorio, le forze dell’ordine hanno proceduto al sequestro dei vestiti indossati dagli indagati e dei telefoni cellulari. Si tratta di attività considerate standard in indagini di questo tipo, utili a individuare eventuali tracce e a ricostruire comunicazioni prima e dopo l’episodio.

L’analisi dei dispositivi mira a verificare la presenza di chat, video o messaggi che possano fornire elementi sulla preparazione dell’incontro, sulle intenzioni o su eventuali commenti successivi all’aggressione. Gli accertamenti digitali, in particolare, possono aiutare a fissare tempi e contatti tra le persone coinvolte.

Parallelamente, proseguono le verifiche su testimonianze e riscontri tecnici. Il lavoro degli inquirenti punta a chiarire in modo lineare il livello di partecipazione di ciascuno, distinguendo tra chi avrebbe colpito, chi avrebbe contribuito allo scontro e chi avrebbe eventualmente impedito o meno che l’azione si interrompesse.

La presa di distanza della società sportiva e la fiaccolata

La Pugilistica Massese, società nella quale il 17enne aveva militato fino all’anno precedente, ha comunicato la propria presa di distanza dall’accaduto. La società ha ribadito l’incompatibilità tra i valori dello sport e la violenza esercitata in strada.

È stata inoltre annunciata la partecipazione a una fiaccolata in memoria di Giacomo, iniziativa che si inserisce nel clima di lutto e di richiesta di chiarezza che attraversa la città. La comunità locale attende ora gli esiti delle verifiche, in particolare su filmati e accertamenti medico-legali.

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