Crisi petrolifera e tensioni nel Golfo: “Rifornitevi subito di gasolio”

Guerra in Medio Oriente e crisi energetica: l’Italia tra rischi e strategie di fronte alle tensioni globali
La recente escalation del conflitto in Medio Oriente ha riacceso le preoccupazioni sui mercati energetici mondiali, con particolare attenzione allo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici per il commercio di petrolio. Dopo il fallimento dei colloqui di pace e le dichiarazioni dell’ex presidente americano Donald Trump sulla possibile chiusura dello stretto, cresce il timore di nuove interruzioni nelle forniture di energia, con ripercussioni dirette sui prezzi dei carburanti e sull’economia globale.
In questo scenario di forte instabilità geopolitica, Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia e docente all’Università di Bologna, lancia un avvertimento ai consumatori italiani: «Fate subito il pieno di gasolio». Secondo l’esperto, infatti, i prezzi dei carburanti stanno per invertire la tendenza al ribasso e tornare a salire, con il gasolio che rappresenta il vero problema, più esposto alle tensioni internazionali rispetto alla benzina, attualmente sotto 1,80 euro al litro.
Il rischio di rincari e di recessione cresce
Tabarelli sottolinea come, nonostante le tensioni, i prezzi del petrolio non abbiano ancora raggiunto i livelli temuti, rimanendo relativamente contenuti grazie all’abbondanza di scorte e all’utilizzo delle riserve strategiche. Tuttavia, avverte che la situazione potrebbe peggiorare rapidamente: «Un mese fa valutavo il rischio di recessione intorno al 15%, ora siamo al 45%», afferma, evidenziando come le tensioni di oltre trenta giorni abbiano aumentato significativamente questa probabilità.
Il consiglio pratico dell’economista è di ridurre i consumi e limitare gli spostamenti non indispensabili, per contenere l’impatto di un possibile aumento dei prezzi e delle difficoltà di approvvigionamento.
Perché il petrolio non esplode come previsto
Contrariamente alle aspettative di molti analisti, i prezzi del petrolio non sono esplosi, mantenendosi su livelli più bassi del previsto. La spiegazione risiede nei fondamentali di mercato: un’alta produzione globale, scorte ancora abbondanti e l’utilizzo delle riserve strategiche hanno contribuito a stabilizzare i prezzi. Inoltre, la consapevolezza che le riserve di petrolio e gas dureranno oltre 50 anni, grazie anche a nuovi investimenti, rassicura il mercato rispetto a una crisi energetica di lunga durata come quella degli anni Settanta.
La debolezza strutturale dell’Italia
L’Italia, pur producendo circa 5 milioni di tonnellate di petrolio all’anno, avrebbe la possibilità di raddoppiare questa produzione, ma sceglie di non farlo. Tabarelli denuncia come questa scelta comporti una perdita di 4-5 miliardi di euro all’anno tra royalties, occupazione e ricavi, sottolineando la forte dipendenza del Paese dalle importazioni energetiche, che raggiunge il 90-95%. «È un vero delitto economico», afferma il professore, che invita a sfruttare le risorse nazionali per ridurre questa dipendenza.
Il fronte del gas e le misure di emergenza
Per quanto riguarda il gas naturale, la situazione appare meno critica rispetto alla crisi del 2022, quando i prezzi avevano toccato i 300 euro per megawattora. Oggi il gas è salito da circa 30 a 45 euro, un aumento significativo ma gestibile grazie all’arrivo di grandi quantità di gas naturale liquefatto da tutto il mondo. Tabarelli rassicura: «Dovremo stringere un po’ la cinghia, ma non è una situazione fuori controllo».
Il governo italiano valuta inoltre la proroga del taglio delle accise sui carburanti, una misura temporanea di emergenza che, secondo l’esperto, comporta comunque un aumento del debito pubblico, che ricadrà sui cittadini.
Transizione energetica e scenari futuri
Sul fronte della transizione energetica, Tabarelli invita alla cautela: «Semplicemente aumentare le rinnovabili non risolve i problemi immediati». Il petrolio, infatti, resta una risorsa difficile da sostituire rapidamente, e la crisi attuale evidenzia come le risorse di idrocarburi siano ancora fondamentali.
L’incognita principale rimane lo Stretto di Hormuz. Se il passaggio dovesse rimanere bloccato a lungo, le conseguenze sarebbero pesantissime per il mercato energetico e il commercio mondiale. Tuttavia, il presidente di Nomisma Energia mantiene un’ottimistica moderazione: «Nessuno guadagna davvero da una crisi globale. Alla fine credo che prevarrà la necessità di fare pace».
Conclusioni
In un contesto internazionale segnato da tensioni e incertezze, l’Italia si trova di fronte a sfide importanti per garantire la sicurezza energetica e contenere i danni economici. La strategia migliore, secondo gli esperti, resta quella di ridurre i consumi, sfruttare le risorse nazionali e mantenere un atteggiamento di cautela verso le transizioni energetiche, in attesa di una stabilizzazione delle tensioni globali.




