Meloni e le “palate di fango”: dal caso del selfie con Amico alla vicenda del padre pregiudicato

Lo scontro politico attorno a Giorgia Meloni si sposta sempre più sul piano personale. Ieri, durante le sue comunicazioni alle camere, la presidente del Consiglio ha risposto duramente alle polemiche legate sia alla diffusione di una foto del 2019 con un uomo ritenuto vicino ad ambienti della camorra, sia al riemergere della vicenda giudiziaria del padre. Un doppio fronte che la premier ha definito una strategia di delegittimazione, parlando apertamente di “palate di fango” e rivendicando il proprio impegno contro la criminalità organizzata.

Il caso della foto e la replica in Aula

Al centro delle polemiche c’è un selfie scattato nel 2019 e rilanciato dalla trasmissione Report, in cui Meloni compare accanto a Gioacchino Amico, figura successivamente accostata a contesti legati alla criminalità organizzata campana. La diffusione dell’immagine ha alimentato attacchi politici e mediatici, con l’opposizione che ha chiesto chiarimenti.

Nel suo intervento alla Camera, la presidente del Consiglio ha respinto con decisione ogni accusa, definendo la ricostruzione “un teorema surreale” costruito ad arte. Ha inoltre rilanciato sul piano politico, annunciando la volontà di proseguire con la proposta di legge avanzata dalla presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, per togliere la potestà genitoriale ai boss mafiosi.

La risposta della premier è stata netta: “Rispondiamo con i fatti, non con le polemiche”, accompagnata dalla richiesta alla Commissione Antimafia di indagare sui tentativi di infiltrazione nei partiti, “Fratelli d’Italia compreso”. Un passaggio che punta a ribaltare l’accusa, riportando il tema sul terreno istituzionale.

Il padre e il passato familiare tornato al centro del dibattito

Accanto al caso della foto, è tornata al centro della discussione pubblica anche la vicenda del padre della premier, Francesco Meloni, scomparso e con cui la presidente del Consiglio non aveva rapporti da decenni.

Negli anni ’90, Francesco Meloni fu arrestato in Spagna, a Minorca, con un carico di circa 1500 chili di hashish, venendo poi condannato a 9 anni di reclusione per narcotraffico. Una vicenda giudiziaria che, negli ultimi giorni, è stata nuovamente evocata nel dibattito politico.

La premier ha chiarito in Aula di non avere rapporti con il padre da quando aveva 11 anni, sottolineando come il legame familiare fosse di fatto inesistente già dall’infanzia. Una ricostruzione confermata anche da precedenti dichiarazioni pubbliche, in cui Meloni aveva raccontato una separazione precoce e definitiva.

In un’intervista televisiva del 2018, la stessa Meloni aveva parlato apertamente di un rapporto mai costruito, arrivando a dire di non aver provato sentimenti particolari alla morte del padre. Un elemento che rafforza la linea difensiva adottata oggi: la totale estraneità personale rispetto alla sua vicenda giudiziaria.

“Palate di fango”: la linea della premier

Nel suo intervento parlamentare, Giorgia Meloni ha unito i due piani — politico e personale — accusando una parte dell’opposizione e del dibattito mediatico di aver superato il limite dello scontro politico.

La premier ha parlato esplicitamente di “attacchi costruiti per delegittimare”, criticando l’uso di vicende private e familiari per colpire la sua figura istituzionale. “Non accetto lezioni su questo tema”, ha dichiarato, rivendicando un impegno contro la mafia che, secondo le sue parole, risale agli anni successivi alle stragi del 1992.

Il riferimento è anche simbolico: Meloni ha richiamato il 19 luglio 1992, giorno dell’uccisione di Paolo Borsellino, come momento fondativo del proprio percorso politico e civile.

Uno scontro che diventa politico

La vicenda si inserisce in un clima già fortemente polarizzato, in cui il confronto tra maggioranza e opposizione si gioca sempre più anche sul piano personale. Da un lato, le critiche che puntano a evidenziare incoerenze o ambiguità; dall’altro, la risposta della premier che denuncia un uso strumentale di elementi privati.

Nel mezzo, resta il nodo politico: la gestione del tema legalità e lotta alla criminalità organizzata, che Meloni prova a riportare su un terreno istituzionale con la proposta di rafforzare gli strumenti contro le infiltrazioni mafiose.

Lo scontro, tuttavia, appare destinato a proseguire, segnando un ulteriore irrigidimento del confronto tra governo e opposizioni in una fase già delicata della legislatura.

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